Archivio per Luglio, 2008
Carlo Ferrara Regolatore: l’orgoglio dell’innovazione italiana
Pubblicato da contaminuti
Anche chi ci conosce sin dai primi articoli non ha mai potuto vedere come sia a me che a Robert, ci “tremino letteralmente i tasti” quando si discute insieme di quale orologio ci piacerrebbe scrivere; sia mai possedere…
Da sempre però ci siamo trovati d’accordo nell’ammirare la fantasia orologiera fatta poi realtà di Carlo Ferrara.
Nel 1991, se proprio non è riuscito nel cambiare la misura del tempo, l’orologiaio romano ha inventato dove far andare le lancette facendole danzare in un insolito percorso sul quadrante.
Dopo anni di ricerca, si è arrivati al traguardo: la partenza è stata con un tradizionalissimo movimento automatico calibro Eta 2892A2, poi sapientemente e profondamente modificato - CF100 - come nessuno aveva mai potuto intuire prima. A partire dal comportamento delle ore e dei minuti che possono l’una salire mentre l’altra scende, si rimane a bocca aperta quando le lancette stesse cambiano direzione di marcia: quella che prima saliva ora discende e viceversa.
ChronoMaster Open Grande Date: Il gusto delle cose fatte in casa…
Pubblicato da contaminuti
Ci sono orologi che, come poche persone, custodiscono al loro interno il loro lato più bello.
A parte “questa partenza” un po’ mistica… quando si parla di Zenith la similitudine calza proprio a pennello.
Eh si, è ancora della Zenith il movimento che equipaggia il penultimo Daytona della Rolex ref. 16520, molto più apprezzato dai puristi che dell’attuale ref. 116520 mossa da un movimento meccanico di manifattura.
A proposito, si dice che la casa coronata, avesse sottodimensionato il movimento Calibro 4030 El Primero, da 36.000 alternanze/ora a 28.800… (come togliere la SESTA MARCIA ad una Ferrari!), solo per motivi di “Service” uniformando nei suoi modelli il bilanciere. No comment.
Ok, due remate - sulla testa - e torniamo sulla giusta rotta.
Zenith ci piace proprio per questo: per la sua classe, per la sua sapiente miscela di antico e moderno, insomma perchè va avanti da sempre per la sua strada.
Jaquet Droz pensa al SUW con il Grande Seconde
Pubblicato da contaminuti
Un gioco di parole e la lettura italianizzata della sigla SUW, ci fa pensare di questi tempi alle imponenti autovetture di aspetto fuoristradistico tanto di moda oggi…
Invece l’acronimo significa Sport Utility Watch.
Pierre Jaquet Droz fondò nel 18° secolo tre manifatture: precisamente nel 1738 a Chaux de Fonds, nel 1774 a Londra e nel 1784 a Ginevra. Quest’ultima è stata la prima orologeria mai costruita in questa città.
Roger Dubuis Excalibur: dal mito all’orologio
Pubblicato da contaminuti
Si dice che Roger Dubuis, nato nel 1938 a Vervey fosse rimasto colpito da bambino un giorno, uscito da scuola, dalla fiocca luce proveniente dal tavolo di una bottega di un artigiano orologiaio che pazientemente nel silenzio esercitava la sua arte.
Inizia così la sua strada tra molle ed ingranaggi ottenendo il Diploma alla Scuola di Orologeria di Ginevra nel 1957. Dal 1980 dopo un periodo di docenza e consulenza presso i più blasonati marchi elvetici, fonda la sua Maison.
Ma parliamo dell’ Excalibur che, come la spada che re Artù riuscì ad estrarre dalla roccia, Roger Dubuis ha tirato fuori con la sua immensa creatività da un blocco di acciaio per farne un segnatempo dalle generose dimensioni di 45 mm.
“Nero su bianco” potremmo dire a guardarlo bene. Questi sono i due colori, nel sapiente utilizzo, che incutono subito una grande personalità a questa creazione. La corona di carica di grandi dimensioni è protetta da una concentrica ed indovinata striscia di acciaio. Le anse sono triple, caratteristica di Dubuis. Il cinturino è in gomma con chiusura in acciaio.
Tour de l’Ile:”ma come sei complicato…”
Pubblicato da contaminuti
Chissà se 253 anni fa alla Vacheron Constantin avrebbero immaginato di detenere ancora il primato del più complicato orologio al polso del mondo…
Io penso di si. Si nasce manifattura, difficilmente lo si diventa.
Così come la Patek Philippe lo è per i segnatempo da tasca con il Calibro 89 avente 33 complicazioni, il Tour de l’Ile lo è per quelli da polso: 16 complicazioni che sono state “spalmate” su due quadranti, come il collega “Sky Moon Tourbillon ” con soltanto 12, recensito nel nostro blog a questo link.
2000 ore di sviluppo sono state ragionevolmente necessarie per arrivare a questo capolavoro che prende il nome da uno dei siti storici della Maison con il simbolo della Croce di Malta.





