gli orologi da polso hanno un blog?

tutti gli orologi misurano il tempo, alcuni sanno farlo con passione

Archivio per Gennaio, 2009

Carlo Ferrara gioca a fare il duro con il Regolatore Concept

I primi passi con un prototipo 10:1 nel 1991: nasce sulla carta l’idea, il progetto, la speranza. Pianificare è il passo successivo di sognare ed è ugualmente bello; tutte le sensazioni da ogni minima gioia unita a qualche incertezza fanno fare un passo avanti. E’ un momento decisivo.

Così voglio pensare che sia stato per Carlo Ferrara il concepire e veder nascere “suo figlio”. Il Regolatore: un nome importante, come importante è la sua soluzione particolare di muoversi per leggere il tempo. Per la prima volta le lancette delle ore e dei minuti danzano, come dice il suo inventore, percorrendo traiettorie nè sferiche nè rettilinee, ma elissoidali.

Poi si sa, i figli crescono e noi dietro a seguire i loro cambiamenti. Nato come un orologio, squisitamente classico per il suo DNA, ecco che Carlo Ferrara ci dice oggi che il Regolatore Concept, la sua creatura, è diventata maggiorenne…

La sua sportività è evidente per i materiali moderni con cui è costruito: la cassa di 42 mm. può essere in acciaio inox con trattatamento PVD per il modello nero ref. 260.299, o satinato con particolari lucidi per il modello in titanio ref. 250.299. La ghiera è in ceramica nera antigraffio solo per il modello nero. Il quadrante nero scheletrato, seguendo le mode attuali, lascia intravedere il calibro CF-120 su base Eta brevettato da Carlo Ferrara.

La grafica presenta un’ originalità possibile solo per l’inconsueta disposizione propria del segnatempo di Ferrara, dei due quadranti paralleli del regolatore che sono disposti in orizzontale: a numeri romani per le ore, a numeri arabi per i minuti. In tema il cinturino in silicone anallergico extra soft con chiusura deployante e apertura semplificata con doppio pulsante.

Ultimo tocco: il Regolatore Concept è costruito in serie limitata di 99 pezzi. Carlo Ferrara

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7 minuti di Tempo Ritrovato

E se oggi volessimo prenderci del tempo solo per noi? Per un click anomalo del mouse, che non so spiegare, ho trovato questo video di poco più di 7 minuti creato da daniela-lucie . Dategli un occhio, se volete o se non avete tempo… anche parzialmente, perchè è davvero bello e rilassante: orologi, quadranti, meridiane, campanili con stelle e pianeti in giro per il mondo, accompagnati da una musica che ci aiuta a ritrovare il tempo più importante: quello che ci viene rubato. Suggerisco di attivare la visualizzazione a schermo pieno (cliccate nell’angolo su MENU) e di alzare il volume. Buona visione.

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L’heure de ne rien faire
Caricato da daniela-lucie

Orologi: nel 2009 sempre di più un investimento

Il SIHH 2009 è finito, anche se metteremo ancora  a fuoco qualche novità, torniamo al quotidiano. Se ne vedono di belle in questi ultimi tempi: più le borse vanno a picco, più la gente gira con i soldi nel portafoglio e, mentre è davvero difficile vedere in giro un’ auto di lusso che non sia di proprietà a vita di qualche per quanto bizzarra forma di finanziamento, anche le banche stesse si sono ormai da tempo orientate all’acquisto di orologi di interesse collezionistico, diventati un fruttuoso investimento che contribuisce a consentire loro di continuare a proporci i loro consueti fondi… (non me ne voglia il mio direttore di banca… più che preoccuparlo con i soliti mezzi, non so che fare!!!) :-)

Non si spiega altrimenti il decollo verso l’alto delle quotazioni che accompagnano molti degli orologi da polso proposti dalle più conosciute case d’asta come Antiquorum, Christie’s, Patrizzi & Co. Auctioneers, Sotheby’s, solo per citare alfabeticamente quelle che ho a mente.

Tre esempi di tre marchi diversi che hanno superato di molto persino le stime a loro assegnate:

Uno dei primi Rolex Submariner costruiti è la ref. 6200 priva delle due anse proteggi-corona (no guard) che hanno immortalato nella nostra mente il design degli Oyster sportivi ad oggi più desiderati al mondo. Il solito quadrante fuoriserie, con numeri arabi 3, 6 e 9 tipo Explorer, ed ecco che da una valutazione di mercato che dovrebbe attestarsi al momento che scrivo ad un massimo di 20.000 euro, salta a oltre 44.000 di stima prima dell’asta, che diventano alla fine ben 95.583 euro!

Rolex Submariner ref. 6200 - quadrante tipo Explorer

Rolex Submariner ref. 6200 - quadrante tipo Explorer

Per non parlare sempre di Rolex passiamo da Ginevra a Shaffhausen ovvio ad IWC. Si tratta di un Portugieser 1942 con tanto di estratto cronologico che ne attesta, oltre all’originalità, l’avvenuta vendita al primo appassionato della sua, speriamo eterna esistenza, il 18 Agosto del 1942. E’ un orologio ATTUALISSIMO oggi dato che misura 42 mm. - una follia fuorimoda all’epoca - proprio perchè costruito con un movimento calibro 74 utilizzato di solito per gli orologi da tasca. Una stima prima dell’asta che va da 15.000 a 22.000 euro, aggiudicato a oltre 46.000 euro.

IWC Portoghese 1942

IWC Portoghese 1942

Concludo con il top: Patek Philippe. Il 12 Dicembre all’asta Important Watches di Christie’s, che si è tenuta a New York al Rockfeller Plaza, è stato messo all’asta un Aquanaut in oro 18k ref. 5066 e fin qui nulla di strano: un orologio di 37 mm. del 1999 completo di scatola e documenti. Certo, la regina è sempre la regina… la Prima Donna… Ma non sto parlando di niente di introvabile e raro. Ecco per quelli che pensano che ci sia solo una marca-investimento 8-) una smentita: questo orologio stimato dai 6.000 agli 8.000 $ (circa da 4600 a 6000 euro) ha fatto segnare una chiusura a 32.500 $!!! Quasi 25.000 euro!!!

Patek Philippe Aquanaut 18k

Patek Philippe Aquanaut 18k

Non è per essere di parte, ma… a chi è appassionato di orologi da polso, con un minimo di attenzione, altrochè se gli tornano passione e conti!

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Ma come è possibile? Il mio orologio si è fermato…

Oggi ho pensato di provare a spiegare con parole veramente semplici, io che non sono un orologiaio, come la parola MANUTENZIONE debba esistere anche per un orologio da polso meccanico. E’ vero che oggi i movimenti meccanici sono dopo centinaia di anni, robusti e a prova degli urti più estremi, ma il lavoro di un mondo che pulsa al polso è incessante e… nulla è eterno. Così, dopo essermi documentato, finalmente ecco un’ articolo che da tanto volevo pubblicare! Mi scuso ancora, prima di iniziare, per il taglio tecnico veramente elementare nei confronti di eventuali esperti che leggeranno queste righe…

L’orologio meccanico è costituito da circa 200 parti tra ruote, ponti, viti, leve, etc. che funzionano 24 ore su 24. Molti di questi componenti, oltre a funzionare ininterrottamente, lavorano per così dire “sotto sforzo”, cioè in attrito tra loro. A tale scopo, per favorire il buon funzionamento di queste parti, si usa un olio specifico che oltre a lubrificarle ne riduce anche l’usura perchè diminuisce l’attrito.

Purtroppo col passare degli anni, si verificano due inconvenienti: da un lato l’olio si asciuga e dall’altro “invecchia”, cosicchè risulta inefficace in quanto viene ad assumere delle caratteristiche fisico-chimiche diverse che lo rendono “pastoso”, ostacolando così il movimento della molla.

Il risultato: l’orologio si ferma!

“Ma come… ha sempre funzionato benissimo!” Ecco la frase più comune che si sente spesso ripetere un orologiaio dai suoi clienti, infatti questi ultimi sembrano ignorare un’ovvietà, e cioè che tutto ciò che è meccanica ha bisogno di manutenzione.

Un po’ come quando si porta la propria automobile a fare il “tagliando” dopo un certo numero di km, anche col proprio orologio si dovrebbe fare la stessa cosa: per essere più precisi l’intervallo di tempo tra una revisione e l’atra dovrebbe essere di 3-5 anni; in questo caso si parla di manutenzione “ordinaria”.

Se si lascia trascorrere un lasso di tempo superiore ai 5-10 anni, quando l’ orologiaio di fiducia aprirà il nostro segnatempo, si troverà di fronte al cosiddetto “grippaggio” cioè cuscinetti, perni e boccole opachi, spaiati e seghettati!
In questo caso si parla di riparazione “straordinaria” perchè spesso è veramente un’ardua impresa “rianimare” il povero orologio… oltre che costosa, ovviamente!!

Parlando di ordinaria manutenzione, sono diversi gli step che un orologiaio deve compiere una volta smontato l’orologio:

1. revisione di ogni singolo pezzo (ponti, corone)
2. lavaggio chimico delle parti
3. riassemblaggio (meccanismo, quadrante, lancette, vetro, corona)
4. lubrificazione delle parti soggette ad attrito
5. controllo delle guarnizioni e dell’impermeabilità
6. taratura del meccanismo al secondo (tramite macchinari elettronici)

Un’ultima occhiata il nostro orologiaio la dà al cinturino: se in pelle, andrebbe sostituito una volta l’anno mentre se in metallo lo si pulisce mediante getto di vapore o ultrasuoni.

Gli orologi automatici sono inoltre, più soggetti alle “infiltrazioni”: polvere, umidità che si uniscono all’usura del lubrificante e bloccano il movimento.

Ecco perchè è altresì importante controllare l’integrità del vetro o di una corona…

Infine essenziale è la tenuta della cassa cioè una volta chiusa, questa deve essere il più possibile resistente agli insulti provenienti dall’ambiente esterno: a tale proposito i “giapponesi” sono molto validi.

Per finire: ho spezzato una lancia a favore di un lavoro che solo un orologiaio può eseguire, dall’altra parte spero che questi santoni degli orologi, non ci facciano un conto troppo salato! :-(

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SIHH 2009 - A. Lange & Söhne LITTLE LANGE 1 MOONPHASE

Cerchiamo di essere il più fedeli possibili quando presentiamo capolavori del genere. Non voglio cambiare neanche la punteggiatura e ripeto, come nel titolo di questo post, il nome in maiuscolo di questo orologio come deciso dalla casa di Glashütte: A. Lange & Söhne LITTLE LANGE 1 MOONPHASE.

E’ la prima volta che descrivo un orologio dedicato al pubblico femminile, ma spero di porvi presto rimedio… Penso che “dedicato” sia la parola giusta in quanto così è stato per chi l’ha concepito e molto probabilmente così arriverà in regalo ad un fortunato polso femminile.

Chi non conosce il LANGE 1? Robert ne ha parlato in quest ‘articolo tempo fa. Il LITTLE LANGE 1 Ref. 819.049 fa bella mostra di se in questi giorni al SIHH di Ginevra. Il nome non tragga in inganno: misura 36.8 millimetri di diametro, appena 0,2 mm. in meno di un odierno Patek Philippe Calatrava, ma sappiamo tutti come le dimensioni di un orologio si siano quasi moltiplicate negli ultimi anni. La cassa è in oro bianco, con 58 diamanti taglio brillante posati sulla ghiera. Il tipico quadrante con le lancette decentrate a ore 9 è in madre perla e mostra, identico al modello maschile da cui deriva, le complicazioni di: grande data, riserva di carica e fase lunare. E’ disponibile in due varianti: blu scuro o bianco in soli 150 esemplari.

Ma la complicazione in campo orologiero è anche sana paranoia: la particolarità di queste fasi lunari è che vengono mostrate in due modalità: la prima con il consueto disco che rappresenta la posizione della luna, la seconda che ne calcola numericamente il valore con tale precisione che ci vorrebbero 122 anni, a detta del costruttore, perchè il conteggio delle fasi deviasse la corretta posizione della luna di un solo giorno…

Meglio essere precisi… il gentil sesso ci controlla polso alla mano… A. Lange & Söhne

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Roger Dubuis al SIHH 2009

Sempre lui, il Dubuis di Maîtres du Temps, ha detto la sua al SIHH di quest’anno che pare più ricco che mai di novità orologiere. Tra gli orologi ed i gioielli presentati scelgo di parlare dell’ennesima variante di quello che è meritatamente considerabile il suo figlio manufatto prediletto: Excalibur. Il suo creatore Carlos Dias, esplosivo e fantasioso disse una volta: “Provo la costante necessità di spingere i miei limiti sempre più lontano… e non sempre so perchè”.

foto vialuxe.com

Senza sosta la Dubuis aggiunge appena può un altro mattoncino di complicazione, di meccanica, di estetica, di stile, al suo figlio prediletto Excalibur. Per il SIHH 2009 mette a nudo il movimento con quell’arte di scheletrare pezzo per pezzo che tanto affascina mostrando la complessità e la perfezione di un movimento meccanico. Per la cassa si è scelto l’oro bianco che ben lega con gli elementi grigi lucidi e satinati del movimento visibile attraverso quadrante e fondello.

Le dimensioni sono di 45 mm, ponti, platine e ruote sono scheletrate, ma non solo… la rifinitura è applicata ad una delle massime complicazioni: due tourbillon a rotazioni differenziate, l’uno contrario, all’altro ne sono l’anima. Sono posti a ore 5 e ore 7, come di consueto per Roger Dubuis. Il movimento è formato da 292 pezzi scheletrati con delicatezza; i ponti sono rodiati neri. Questo doppio motore gira a 21,600 alternanze/ora ed ha una riserva di carica di 48 ore. Due vetri zaffiro racchiudono questo capolavoro esibendolo. Conclude il quadro un elegante cinturino in coccodrillo e una consona chiusura deployant sempre in oro bianco.

Il 2009 è appena iniziato.

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Orologio, giù la maschera e dimmi chi sei e da dove vieni…

Il tepore che d’inverno emanano i radiatori delle nostre case ci rende ancora più… pigri. E’ bello pensare di stare al calduccio, sotto le coperte; quasi quasi non ci dispiace neanche la coda dell’ australiana (non di Megan Gale) che ci costringe ancora un giorno o due a letto… Passare il tempo in pigrizia è… possibile anche per i più schizzati in questa stagione e ci sono mille passatempi…

Oltre a navigare sulla rete, perchè non guardarsi un bel vecchio film d’ azione o rispolverare uno dei primi 007, magari Goldfinger dove nel 1964 Sean Connery mostrava - con chiarezza - un Rolex Submariner no guard 6538 con il cosiddetto cinturino NATO.

A questo link il sito di Danjaq con un interessante review su alcuni tra gli orologi posseduti da James Bond.

Ed ecco viaggiare la nostra fantasia, tra un giallo e l’altro…

Ma non è di questo - come al solito - che volevo parlarvi oggi!!! Chi è appassionato, chi ha la febbre al polso 365 giorni l’anno e il direttore di banca che usa Skype per chiamarvi per risparmiare… dovendolo fare giornalmente 8-) , avrà e/o starà vendendo e comprando orologi da polso. Oggi con internet, le aste online e i cataloghi virtuali dei negozi, è decollato il mercato degli orologi di seconda mano.

E’ un bene, ma più offerta = più affari = più… sorprese! la prima preoccupazione è che il nostro orologio sia originale, che mantenga le promesse del valore che paghiamo, ma agli illeciti non avete mai pensato?

Sono sicuro che alcuni orologi - di illecita provenienza - (spero pochi…) siano passati di mano in mano ad insaputa di acquirenti e/o venditori.

La rete ci bastona, ma ci aiuta nello stesso tempo. Consiglio prima di comprare un orologio, specialmente da privati, di consultare se nel sito web della casa costruttrice esista una sezione dedicata ai seriali degli orologi rubati. Per esempio Vacheron Constantin ha a questo link un elenco dei seriali degli ultimi orologi rubati.

Poi vi sono siti che fanno questo servizio offrendo per pochi euro o dollari la consultazione del loro database, come WatchSearcher o Trace.

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Orologi sostenuti? Si, la passione vince anche il prezzo

Se di questi tempi ascoltassimo tutti, ma proprio tutti quelli che si lamentano (anche noi stessi…), davvero sarebbe difficile alzarsi anche da letto: figuriamoci oggi che è lunedì!

Per chi crede in cosa porta al polso e come legge l’ora, a dispetto della stampa che continua a secernere articoli in cui si mette al bando qualsiasi bene di lusso classificandolo tale quando supera i 30 euro - perchè è facile essere pessimisti in un cimitero - c’è per esempio Stowa.

E’ un marchio di orologi che dal 1927 costruisce segnatempo meccanici, prevalentemente militari e solotempo classici. Stowa ha combattuto, non solo al polso di numerosi soldati nell’ultimo conflitto, ma anche lei stessa nel 1945: quando la sua fabbrica nel contesto di quegli anni fu rasa al suolo dalle bombe.

E’ un passato fatto di gloriosi orologi da aviatori per osservatori (Fliegeruhr e Beobachtungsuhr) al fianco dei concittadini orologi Laco sempre appunto di Pforzheim, ma oggi scrivo questo post per dimostrare che non è ancora venuto il momento di vendersi l’orologio per ricaricarsi la scheda del cellulare… Anzi…

Io ci farei un pensierino, ad uno Stowa naturalmente. Prendiamo il modello Antea: con 296 Euro si può acquistare un solido e classico orologio automatico in acciaio di 40 mm, che non sarà conosciuto dal Ranzani visto che non ha alcuna ghiera verde, ma che con l’aggiunta di 177 euro è equipaggiato di un movimento sempre ETA svizzero, ma COSC che ne certifica una precisione, con tanto di documento ufficiale numerato, in qualsiasi utilizzo con uno scarto di pochi secondi al giorno. Il tutto per molto meno di 500 euro, 473 per l’esattezza.

Vi lascio incuriosire rimandandovi al sito Stowa per approfondimenti. Tutto questo è possibile oggi anche grazie a Jörg Schauer orologiaio indipendente che ha rilevato il marchio, ma di lui parleremo in un altra occasione più approfonditamente.

Buon lunedì e buona settimana.

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Anticipazioni SIHH 2009

S.I.H.H. sta per Salon Internationale de la Haute Horlogerie ed è un evento annuale orologiero che apre l’anno e anticipa solitamente di tre mesi Baseilea - Baselwold. E’ aperto ai soli operatori del settore, ma come avviene dappertutto, non è proprio impossibile entrare…

Ma noi buoni buoni, stiamo alla finestra (del nostro video) ad aspettare quello che: A. Lange and Sohne, Alfred Dunhill, Audemars Piguet, Baume & Mercier, Cartier, Girard-Perregaux, IWC, Jaeger-LeCoultre, JeanRichard, Montblanc, Officine Panerai, Parmigiani Fleurier, Piaget, Ralph Lauren Watch and Jewerly Co., Roger Dubuis, Vacheron Constantin e Van Cleef & Arpels avranno da mostrarci.

Nel frattempo qualche indiscrezione gira già sulla rete:

Piaget introdurrà con il suo nuovo Emperador Coussin un nuovo movimento di manifattura, il Calibre 860p, con la complicazione delle fasi lunari a ore 6. Sarà un orologio di grandissime dimensioni 46,5 mm di diametro e di forma chiamato “Coussin”. La cassa è in oro bianco, il quadrante grigio satinato con indici applicati. Un elegantissimo segnatempo dalle dimensioni e dall’impatto visivo molto personali con questo disco raffigurante le fasi lunari di ben 12 mm.

L’altra novità per Cartier è un nuovo orologio per la sua linea Bagnoire. Il Bagnoire Grand Modele mostra una scorrevole ed armoniosa cassa ovale che è curva per seguire il polso femminile per cui è stato disegnato. Classici il quadrante a numeri romani a lavorazione Guillochè ed il cinurino satinato e spazzolato a maglia fine in oro rosa. Il movimento è manuale.

Chiude questo primo assaggio la JEANRICHARD che ha mostrato in anteprima il suo cronografo dedicato alla moto MV Agusta Brutale. 290 pezzi di edizione limitata, anche qui una cassa inusuale di forma di 43 mm in titanio trattato al PVD nero.

I particolari dell’orologio sono accentuati e ripresi dal colore rosso per riprendere la natura sportiva del marchio a due ruote implicato nel progetto.

Nessuna novità - di base - per il movimento di manifattura che è il solito JR1000. Il cronografo è in grado di effettuare misurazioni cronometriche con l’accuratezza di 1/8 di secondo.

Tutto ciò e molto di più accadrà a Ginevra dal 19 al 23 Gennaio 2009.

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Verdastro Orologi fatti a mano a Roma

Ci vorrebbe un’enciclopedia enorme come la leggendaria Treccani (…chissà se si vendono ancora oggi le enciclopedie? Spero di si…), che ai miei tempi era un lusso riservato a pochi per enumerare e descrivere tutti i lavori che l’uomo si è inventato, e ne ha campato, nei secoli dei secoli.

Da una parte le mille nomine sui biglietti da visita, in inglese, come se dire oggi capo magazziniere suonasse come un’offesa perseguibile civilmente, mentre pare tutta un’altra cosa logistic manager. Dall’altra centinaia di lavori che si estinguono, come speci non protette.

Mi rassicura mentre scrivo battendo i tasti, senza paura di sbagliare come accadeva con una  Olivetti Lettera 48, sapere che in questo mondo dove persino a più di uno svizzero sono diventati gli occhi a mandorla, c’è chi continua ad esercitare il suo lavoro in bottega, come 100, 200, 300 etc. anni fa.

Modello CALAIS Ref. 1472

Verdastro Paolo e Marco, padre e figlio loro continuano a fare un mestiere che neanche il figlio del figlio del Iphone riuscirà a fargli cambiare idea: i cassai, coloro che riparano e restaurano le casse degli orologi da tasca e da polso. Dal 1919, mancano 10 anni e poi è un secolo, fanno questo mestiere protetti dalla storia e dalla magia di quella Roma capitale che, come se non fosse mai paga di se,  ne cresce ancora di favole e di miti.

In Via delle Tre Cannelle, a due passi da Piazza Venezia, c’è la loro bottega. Se siete a Roma a spasso con la camicia hawaiana ci passate per forza. Negli anni i Verdastro hanno affiancato alla riparazione, la produzione di orologi. Le casse per prime, sono fatte a mano facendo colare i nobili metalli di oro ed argento in microfusioni a cera persa.

Nella loro collezione vi sono diversi cronografi e qualche solotempo che escono dal laboratorio personalizzati secondo i desideri del cliente. Come uscire oggi da una concessionaria Lancia seduti su una Flaminia nera nuova fiammante ed affiancare al semaforo una Smart come in un fotomontaggio.

Verdastro Orologi

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Hublot One Million $ Black Caviar Bang: un pezzo unico!

Ho parlato a settembre scorso in questo articolo di Hublot lasciando trasparire un bel po’ di presa di parte… Bene, se al tempo non fossi riuscito a convincervi, ci riprovo ancora più convinto…

Hublot con il modello One Million $ Caviar Bang continua a esibire le sue capacità inimitabili di abbinare materiali impensabili nella costruzione dei suoi orologi. Si tratta di un esemplare unico che in questo campo equivale non per forza ad un fine speculativo, ma più sovente come esercizio per autopubblicizzarsi; un po’ come le case automobilistiche quando presentano prototipi e dreamcars tra le novità.

Questo Big Bang adotta una incastonatura dei famosi e pregiatissimi diamanti neri, ben 322 per un totale di 25,11 carati, con una tecnologia talmente complessa da consentire una spaziatura tra di essi che non raggiunge 1 millimetro. Naturalmente i diamanti appoggiano su un nobile pavimento che in questo caso è rappresentato dalla cassa in oro bianco 18K. In secondo piano, ma a dimostrare che non è tutto in ciò che luccica, alcune caratteristiche tecniche: movimento manuale di manifattura tourbillon volante 60 secondi di 148 elementi, riserva di carica di 120 ore.

Li vedi tutti i diamanti del quadrante, i 179 a baguette, mentre guardi l’ora anche se, per la stessa arte nel disporli, ti sfido a contarne più di 5 senza perdere il segno…

Ci sono volute più di 2000 ore di lavoro tra progetto, scelta dei materiali, scelta delle macchine, scelta degli strumenti e aggiustamenti finali oltre al controllo ottico che ognuno dei 544 diamanti di qualità TW/IF-WS fosse al posto giusto… (cassa 322 + quadrante 179 + corona 13 + chiusura deployante 30) e spero di non essermene dimenticato uno, altrimenti… non rispondo di me! 8-)

Immancabile, il marchio a fuoco Hublot: quel cinturino in caucciù sottile, liscio e minimalista che rassicura tutti gli appassionati di orologi che dal 1980 portano un mini oblò di una nave al polso…

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Urban Jürgensen & Sønner il rispetto della tradizione

200 anni si, ma a partire da…quando? Per chi dell’orologio ne fa una questione di cultura e per chi FORTUNATO si può permettere di comprarli, Urban Jürgensen & Sønner è una tappa obbligatoria. Nato nel 1776 in Danimarca, perfeziona la sua arte orologiaia a Le Locle presso Houriet, a Parigi da Berthoud e Breguet ed infine ne “la casa del cronometro“, come ha il merito di essere chiamata, Arnold. (che curriculum…)

Nel 1801 si stabilisce a Copenaghen dove, arricchito dalla sua ultima esperienza formativa, si dedica alla costruzione di orologi di precisione e appunto di cronografi per la marina. Sono di suo pugno molti trattati orologieri tecnici e teorici che saranno divulgati in tutto il mondo e tradotti in diverse lingue.

Il cronometro da marina, oggi inutile grazie ai sistemi di puntamento satellitare, serviva a determinare la longitudine in mare. Nel 1750, pochi anni prima di Jürgensen, John Harrison costruì il primo cronometro marino appositamente realizzato per non risentire delle fluttuazioni ondose. In mezzo al mare quando il sole arrivava a mezzogiorno il capitano osservava le lancette che segnavano l’ora del luogo di partenza. Bastava fare la differenza, in base ai fusi orari, per determinare di quanto ci si era spostati. (Qui una scheda tecnica di un cronometro Barraud). Essere precisi era una necessità e i mezzi erano solo quelli meccanici, niente quarzo o digitale.

Re Federico VI idi Danimarca gli conferì la nomina per la fornitura di cronometri alla regia marina: è solo l’inizio di quello che è oggi un grande stuolo di appassionati. La produzione attuale si avvale di 8 maestri orologiai che costruiscono artigianalmente e con estrema cura gli orologi. Tutto viene fabbricato in casa: casse, ruote, scappamenti e tutto il resto.

E’ affascinante pensare che, ai giorni nostri, i più meritevoli costruttori di orologi possono permettersi di fermare il tempo… Urban Jürgensen & Sønner

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