gli orologi da polso hanno un blog?

tutti gli orologi misurano il tempo, alcuni sanno farlo con passione

Archivio per Luglio, 2009

Alpina Watches, assistenza o penitenza (tecnica)?

Vi racconto com’è andata. Qualche mese fa pescando nel mio budget, che anche a causa della mia passione per gli orologi da polso è sempre in rosso, mi misi alla ricerca di “un pallino” che avevo in testa da tempo…

Un Alpina Avalanche Extreme Règulator. Un orologio che anche adesso che sto scrivendo, in mezzo ad un afa bestiale per niente impensierita dal mio gran battere sui tasti, non finisce mai di stupirmi per le sue forme uniche che sembrano arrivare da un futuro che è ancora tutto da immaginare.

Cercare un orologio è naturalmente uno dei momenti più belli per chi ha questo interesse: sulla rete ci sono 1.000 possibilità, comprese quelle da cui stare alla larga. Non ci sono centinaia di offerte di Extreme Règulator: soprattutto di quello che cercavo io, il modello enorme da 48 mm. E’ un orologio che nuovo di listino costa comunque 1.980 Euro. Trovai finalmente in Spagna una referenza AL-650LBBB5AE6, una sapiente miscela di acciaio, elementi in PVD nero e un bel cinturino in gomma. Assicuratomi dal negozio circa la dotazione completa, lo stato dell’oggetto e la sua provenienza lo comprai a poco meno della metà del suo prezzo. Quando mi arrivò rimasi letteralmente affascinato dalla sua futuristica sportività: sapevo che davvero in pochi sarebbero stati capaci di riconoscere in un Alpina, un marchio con alle spalle una storia partita nel lontano 1833 a Glashütte e che passando da Biel, finì nella sua sede attuale di Ginevra oggi di proprietà della Frèdèrique Constant.

In tutto questo ci fu un imprevisto: l’orologio non marciava tenendo correttamente il tempo, ma perdeva quasi 4 minuti al giorno. Troppi per il Calibro AL-650 che altro non è che un derivato da un Unitas 6498-1 finemente lavorato a Còtes de Geneve e visibile dal fondello trasparente in vetro zaffiro.

Da qui l’inizio del calvario. Se osservate l’orologio, sia la lunetta che il fondello sono apribili con delle viti che hanno una strana sede triangolare. Sono viti custom di cui non esiste una chiave in commercio. Cercando sul sito Alpina, venni a conoscenza che il marchio è distribuito in Italia da un azienda di nome Elmitex. Decisi qualche giorno fa di mandare un email, ecco il testo:

Buongiorno,

posseggo - con grande soddisfazione - un Alpina Regulator modello da 48 mm. di cui la referenza in oggetto. Vorrei farlo revisionare dal mio orologiaio di fiducia perchè il movimento perde qualche minuto al giorno. Naturalmente il problema è quello di trovare una chiave o un cacciavite in grado di svitare le viti con sede triangolare del fondello - con l’attrezzo preposto - senza rischiare di rovinarle.

Potete darmi qualche indicazione utile su come fare o dove poter reperire l’utensile adatto?

Ringraziandovi Cordialmente

Massimo Scalese

Gentilmente il giorno dopo mi arrivò una breve risposta che mi pregava di contattare un numero di Vicenza. Chiamai in mattinata e mi rispose un tecnico, il Sig. Franco, che dopo aver ascoltato il mio problema mi chiese cortesemente il mio numero di telefono dicendomi che mi avrebbe richiamato per darmi una risposta.

Dopo meno di un quarto d’ora infatti mi richiamò dicendomi, sempre con estrema gentilezza ma avvertibilmente imbarazzato per la situazione, che non poteva fornire ne a me, ne al mio orologiaio una chiave per aprire il mio Extreme Règulator e che se volevo avrei potuto spedirglielo anche se, essendo l’ultima settimana di Luglio, entro due giorni la sua ditta avrebbe chiuso per le ferie estive e se ne sarebbe riparlato a Settembre.

Conclusione: il modello Avalanche Extreme Règulator di Alpina è un orologio che è stato progettato per essere venduto come un Sistema Operativo di un Computer (anche se mi risulta non riportato in alcuna documentazione del prodotto): cioè non si può comprare l’oggetto, ma si compra la sola “licenza di utilizzo”… E in questo caso il vincolo a rimanere legati - per sempre - all’assistenza tecnica ufficiale Alpina.

Equivale a dire che anche dopo che non si posseggono più i diritti e doveri previsti dalla garanzia, in cui un prodotto DEVE giustamente per qualsiasi motivo passare dalle mani dell’assistenza ufficiale, nessun orologiaio potrà mai aprirlo anche solo per effettuare una normale pulizia del movimento!

“Signor Stas (NDR - CEO e proprietario di Alpina) io qualche mese fa l’ho contattata e le ho lasciato con piacere ampio spazio in un intervista su questo blog, ma… Può almeno spiegarmi il razionale di questa scelta?”

E’ una politica che mi lascia molto perplesso. Non si tratta di voler aprire la cassa di uno dei primi Swatch costruiti che era fusa in plastica quindi, a parte il coperchietto a vite per sostituire la batteria, veniva venduto trasparentemente come un “sistema chiuso”.

Sempre a mia conoscenza ci sono alcune Console di videogiochi che hanno delle viti a sede triangolare o non standard per non essere facilmente aperte… Ma questo non è un blog di videogiochi…

Al solito Santo (il mio amico orologiaio) troverà un sistema per aprirlo e io potrò rimettermi al polso questo incolpevole e desiderato orologio.

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-O-

“La Soluzione”: il giorno dopo Sabato 1 Agosto 2009 - Ore 11:50

Grazie alle “mani fatate” di Max, :-) naturalmente solo riferito a colui che è abituato a prendersi cura del mio bicilindrico di Milwaukee: quest’ultimo noto in tutto il mondo motociclistico per le sue “soluzioni d’avanguardia”… Ogni 50 anni!

Max, in possesso di una “patente per fresa” ineguagliabile “con ancora tutti i punti a disposizione”, ha modificato una brugola creando un passpartout per la testa triangolare delle viti del mio Alpina, finalmente aperto nelle mani di Santo e già regolato a dovere, marciante e da Lunedì 3 agosto, stavolta con precisione, di nuovo al mio polso!

THE END

Novità EDOX - Classe-Royale Edizione Limitata “Jackpot”

Edox esce a sorpresa con un edizione limitata del Classe-Royale denominata Jackpot.

E’ un interpretazione in stile ultramoderno che testimonia il grande impegno della casa per lo sport sia come partner, che per far sempre più esperienza nella costruzione di orologi estremi. Il Jackpot si presenta con la sua usuale cassa di disegno rettangolare che ha sempre trasmesso l’immagine atletica e decisa di questo orologio.

In questa novità è realizzata in acciaio con trattamento PVD nero ed è abbinata a due finiture diverse in rosa o argento. A lato sulla carrure è visibile una targhetta dell’edizione limitata numerata: 100 pezzi per versione.

L’orologio monta un movimento Edox 95 su base Eta 2894-2 profondamente scheletrato e visibile sia davanti, per il suo quadrante che con sottili cerchi definisce i tre contatori delle funzioni cronografiche, che nel retro per il fondello trasparente. Il quadro di queste attente rifiniture è completato dalla massa oscillante, che provvede a caricare automaticamente l’orologio, decorata a Còtes de Genève.

Due sono i cinturini intercambiabli forniti per questa edizione limitata del Classe-Royale: il primo in gomma nera, il secondo in cuoio entrambi con una fibbia recante il logo Edox. Nella categoria Edox sono disponibili altre recensioni del marchio.

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HAUTLENCE HLS: “par condicio” tra design e tecnica

Tanta Alta Orologieria non è mai troppa per testimoniare che questo settore continua a procreare, all’interno di un suo sistema solare indipendente, orologi che sono pure espressioni di arte ed intelligenza, non beni di consumo atti solo ad inalzare il proprio status.

Quanto sopra vale anche per HAUTLENCE . Un nome che deriva dall’anagramma di Neuchâtel, sede del marchio e tempio sacro della Cultura Orologiera.

In HAUTLENCE il design e la meccanica di un movimento sono visti allo stesso modo di come un padre modello si comporta con i suoi due figli: stesse attenzioni, stessi diritti, stessi doveri. La ricerca del design appropriato, aiuta un movimento nato per leggere il tempo in maniera innovativa ad esprimersi con successo. D’altra parte come potrebbe una forma indovinata raggiungere quel tocco di personalità in più, se al suo interno pulsasse un comune meccanismo assemblato? Ma come ottenere tutto ciò? Avvalendosi della collaborazione dei migliori professionisti svizzeri del settore, Renaud de Retz e Guillaume Tetu fondarono nel 2004 il Collège HAUTLENCE, composto da specialisti di fama, cresciuti professionalmente nelle Franche-Montagne nei pressi di Neuchâtel, e da maestri orologiai indipendenti.

La collezione HLS prodotta in 9 serie, ciascuna in edizione limitata di 88 pezzi, mostra un concetto di visualizzazione dell’ora innovativo attraverso una lettura istintiva del tempo che impiega ore saltanti e minuti retrogradi. La base del movimento è quella di un Peseux 7001, un Calibro che ha ottimi valori di forza rotatoria e che oscilla ad una frequenza di 3 Hz. Dopo le profonde modifiche, è rimasto solo il 30% del meccanismo originale; la restante parte è stata completamente stravolta da HAUTLENCE e i suoi consulenti orologiai che hanno realizzato importanti componenti come il bilanciere e la grande ruota delle ore saltanti, quest’ultima costruita in LIGA , un acronimo tedesco di Lithographie, Galvanoformung, Abformung, in grado di ottenere tolleranze vicine alle perfezione.

L’originalità nel leggere il tempo di questo orologio, sta nel duplice accoppiamento di un ore saltanti, o saltarello, insieme all’indicazione dei minuti retrogradi. I piccoli secondi sono posizionati a ore 5. Il disco delle ore saltanti è comandato da una lunga biella che evoca quella degli “antichi treni a vapore“. Quando la lancetta dei minuti raggiunge il 60° minuto, nel ritornare alla posizione 0, attiva una piccola spirale che prima di bloccarsi fa muovere la biella collegata al disco delle ore di una posizione.

La particolare cassa disponibile in oro bianco, oro rosa e titanio è quasi quadra e misura 45 mm di larghezza x 43,5 mm di altezza x 12,5 mm di spessore e libera, con due intagli sulla carrure e le quattro viti frontali, tutto lo stile “industriale” del suo design.

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E’ di nuovo podio per Hayek presidente Blancpain

Per la 3a gara del Lamborghini Blancpain Super Trofeo, Blancpain ha portato la sua rombante Gallardo LP560-4 sul mitico circuito di Spa-Francorchamps, in Belgio. Il suo presidente e CEO Marc A. Hayek non poteva festeggiare meglio la prima metà di una straordinaria stagione, insieme all’esperto pilota Peter Kox, con il 3° gradino del podio al termine della 1° corsa.

La stagione del Super Trofeo, arrivata a metà strada, prevedeva una 3a prova organizzata nell’ambito del campionato internazionale FIA GT sul leggendario circuito di Spa-Francorchamps. Hayek, presidente della marca orologiera più antica al mondo, per tutta la settimana controlla a Le Brassus che la Manifattura operi con cura e innovazione mantenendo fede alle sue tradizioni, la domenica invece fa gli straordinari lottando con energia sulla Gallardo n. 24, per far fare bella figura a Blancpain anche in pista!

La testimonianza di questo impegno agonistico per il marchio è l’edizione limitata del Cronografo Blancpain Super Trofeo che vanta materiali all’avanguardia. A cominciare dalla cassa, realizzata in acciaio con trattamento DLC, il cui profilo si ispira al muso della Gallardo essa è impermeabile fino a 100 metri e alterna superfici satinate e lucide. Cronografo meccanico a carica automatica, il Calibro F185, caratterizzato dalla funzione “flyback” (o ritorno istantaneo), dispone di 40 ore di riserva di carica e contiene 308 componenti. Per rafforzare il suo carattere dinamico, il movimento è stato sottoposto al trattamento NAC, un procedimento galvanico di ultima generazione che consente di annerire ponti e platina. Sportivo fino all’ultimo dei suoi componenti, il Cronografo Blancpain Super Trofeo è proposto con cinturino in alcantara, come i sedili della Gallardo, con fibbia déployante in acciaio.

“In bocca al lupo presidente!” per le tre tappe rimaste del trofeo: Silverstone (UK) il 15- 16 agosto, Catalunya (ES) il 18-20 settembre e Paul Ricard (FR) il 2-4 ottobre.

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Storia di Jaquet Droz: l’uomo che realizzava “i capricci” dei Re

Appena l’uomo si è reso consapevole di poter leggere sempre meglio il tempo, quest’ultimo è diventato per lui uno degli argomenti di maggior interesse. Guardando oggi quello che accadde nei Secoli scorsi, mai si poteva avere un immagine più chiara di questa verità. Pochi erano però gli orologiai che all’inizio del XVIII Secolo erano in grado di coniugare parallelamente alti concetti di micro-ingegneria curando ai massimi anche l’estetica.


Nel 1738, fin dalla creazione del proprio laboratorio, Jaquet Droz dimostrò di essere in grado di eccellere sia in tecnica che in finitura. La sua doppia personalità creativa veniva espressa con grande originalità: egli viaggiava, con i mezzi d’allora, per visitare le più importanti Corti Reali dell’Europa e della Cina a cui mostrava le sue meravigliose creazioni: soffisticati automi e orologi musicali preziosamente decorati.

Ecco la sua cronistoria: 1721 - è l’anno di nascita di Pierre Jaquet Droz. 1735 - Droz segue i corsi di matematica e fisica tenuti dal Prof. Daniel Bernoulli all’università di Basilea. 1738 E’ l’anno dell’apertura della sua prima Manifattura a Sur Le Pont, località alle porte di La-Chaux-de-Fonds. 1758 - Parte da La-Chaux-de-Fonds alla volta della Spagna. 1759 - Vende tutte le sue creazioni al Re di Spagna Ferdinando VI. Pierre Jaquet Droz decide di investire tutto il suo guadagno per realizzare un orologio animato con grandi complicazioni. 1769 - Il figlio Henry-Louis lo affianca nella sua bottega dopo aver terminato gli studi di matematica, fisica, scienza e arte a Nancy. 1774 - Gli affari vanno a gonfie vele. Pierre Jaquet ed il figlio Henry-Louis aprono una seconda Manifattura a Londra. 1775 - Presentano a Parigi “I Tre Automi” - Lo Scrivano, Il Disegnatore e La Musicista - davanti a Re Luigi XVI e alla Regina Maria Antonietta. 1784 - Pierre Jaquet Droz apre a Ginevra la prima Manifattura organizzata della città, la sua terza dopo quelle di La-Chaux-de-Fonds e Londra. 1790 - Pierre Jaquet Droz muore a Bienne. 1791 - solo un anno dopo Henry-Louis Jaquet Droz muore a Napoli durante un viaggio.

Oggi, come una volta, i contenuti di Jaquet Droz sono sempre gli stessi: il suo stile, reinterpretato solo in un paio di modelli costruiti con materiali speciali, è sempre quello del tempo in cui Pierre Jaquet Droz metteva dentro i suoi orologi “i capricci dei Re di tutto il mondo“.

Va detto che Jaquet Droz e suo figlio Henry-Louis furono tra i primi a realizzare automi o androidi a grandezza naturale. Il primo automa di Droz era un bambino di circa tre anni in grado di scrivere un testo con una piuma d’oca. La descrizione all’epoca riportava: “E’ alto quasi 70 cm. seduto ad un banco di mogano con una piuma in mano e testa e occhi immobili. Appena il mecanismo viene azionato, intinge la piuma nel calamaio, aspetta che cadano due gocce, appoggia la mano sulla parte inferiore della pagina e si ferma. Se si sposta un apposita leva, l’automa incomincia a scrivere con una pressione uniforme che risulta ottenere uno spessore uniforme ad ogni carattere che scrive, così come osserva il rispetto degli spazi. Va a capo, ricomincia a scrivere, mette un punto e si ferma“.

A questo link è disponibile un Agenda del “Musèe d’Art et d’Histoire di Neuchâtel” con gli orari da questo momento in cui scrivo - da Luglio 2009 a Dicembre 2009 - per poter ammirare la dimostrazione de I Tre Automi di Jaquet Droz della durata di un ora circa!

A Baselworld 2009 è stata mostrata per la prima volta “La macchina che scrive il tempo“, realizzata oggi dalla Manifattura Jaquet Droz, che si ispira ai famosi capolavori del creatore del marchio. Essa è costruita con oltre 1200 pezzi di cui 84 cuscinetti a sfera e 50 camme. La Maìson dice di essere in grado di costruirne solo poche copie all’anno ed ha un costo di 400.000 CHF. Guardatela all’opera!

I Re oggi sono quasi scomparsi, i capricci no… Gli orologi Jaquet Droz sono Collezioni limitate, “numerus clausus”, complicati e smaltati come faceva il suo creatore 271 anni fa.

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“Mi sento ancora un ragazzino!” Omega Speedmaster Moon Watch

In realtà “lui” è nato nel 1957 e a soli dodici anni era già sulla Luna!

Oggi 20 Luglio 2009 è un giorno speciale per tutto il genere umano: è il 40° anniversario del primo uomo sulla Luna, un giorno che racchiude nelle sue usuali 24 ore talmente tanti significati, che lascio subito “la palla” a chi di dovere.

Aspettavo questa data con ansia per poter parlare semplicemente di quel mito al polso, o se volete l’unico orologio certificato dalla NASA per andare sulla Luna, che continua a chiamarsi Omega Speedmaster Moon Watch. Silenziosamente ed affidabilmente al polso dei tre astronauti dell’Apollo 11  Armstrong, Aldrin e Collins, dello “Speed” e della sua “prima volta” se ne è parlato diverse volte in questo blog: dalla recensione sulla prima referenza ad andare sulla luna (gialli polizieschi inclusi), ai consigli su come individuare ed evitare gli Speedmaster contraffatti e per finire alla vera storia dei test anonimi effettuati dalla NASA che lo hanno decretato vincitore. Nella categoria Omega li troverete tutti.

Une ère nouvelle s’ouvre avec votre chronographe Omega“. Era il tempo delle frasi celebri. All’epoca si usava fare pubblicità con grandi proclami e questa era la frase riportata sul libretto di istruzioni nel 1957, anno di nascita dello Speedmaster. Piguet e Reymond non avrebbero mai immaginato che quel movimento Lemania da loro progettato sarebbe 12 anni dopo atterrato sulla luna! Eh si perchè complimenti a Omega, ma tutti sanno che lo Speedmaster, a cui dopo il 1966 si aggiunse anche la scritta PROFESSIONAL, era stato costruito all’inizio pensando più ad un giocatore di polo o ad un appassionato che voleva assistere dal vivo alle corse automobilistiche…

Le funzioni cronometriche del primo Calibro 321 utilizzato sia con la referenza 105.012 , che con la successiva 145.012 (saranno entrambi i primi modelli ad andare sulla luna), montavano il classico smistamento con ruota a colonna di comune utilizzo in quegli anni, accantonato in seguito da quasi tutte le Maìson orologiere, ma recentemente ritornato in voga. Continuando con la descrizione tecnica del 321, la sua frequenza di oscillazione era di 18.000 alternanze/ora - diciamo che “andava a spasso…” -  la spirale del bilanciere era di tipo Breguet bimetallica ad autocompensazione. Uno Speedmaster 321, aveva una riserva di carica di 46 ore da ripristinare manualmente come avviene ancora oggi in tutti i veri Moon Watch. Queste che appaiono come modeste caratteristiche, sono quelle che lo hanno spedito sulla luna e che si dice abbiano anche aiutato gli astronauti più di una volta: Aldrin stesso scrisse nella sua biografia che Armstrong lasciò il suo Speedmaster a bordo del Modulo Lunare come backup all’orologio elettronico di bordo. Successivamente nel 1970, durante la drammatica missione Apollo 13, il comandante James Lovell calcolò il momento esatto, con il margine di un secondo, per accendere i razzi frenanti durante il rientro che portò in salvo lui ed il suo equipaggio sulla terra. Per questo merito venne insignito con lo “Snoopy Award”, il più alto riconoscimento per un astronauta della NASA.

Armstrong esamina un campione di roccia durante il viaggio a Sierra Blanca. Egli
tiene nella mano un martello da geologo e sul polso sinistro il suo Speedmaster
è quasi sicuramente un 105.012 E’ il 24 Febbraio 1969 e l’orologio indica le 1:12

Ciò che si può continuare a dire è che questa del Moon Watch è una delle poche leggende-realtà. Non importa se la repentina fine delle missioni sulla Luna non ci avrà mai dato di sapere se su una tuta spaziale, legato con un largo cinturino di velcro, ci sarebbe sempre stato solo uno Speedmaster. Per fortuna Omega continua a costruirlo e, anche nelle numerose serie comemorative limitate, a lasciarlo dal 1963 praticamente intatto nel design e nella forma un po’ tonneau della sua cassa.

(immagini da Nasa.gov elaborate da blog-orologi.com)

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UR-CC1 nome in codice “King Cobra”

Gli orologi misurano il tempo e fin qui nulla da eccepire. Ma le ore, i minuti e i secondi sono per forza rappresentabili solo se disposti in un cerchio? E’ questa l’unica forma geometrica in grado di raffigurare una misura ripetibile all’infinito?

URWERK non è di questo avviso. In effetti se pensiamo a questa particolare lettura, essa dovrebbe essere mostrata solo come qualcosa che può procedere in avanti: il tempo non può per definizione andare a ritroso, almeno fino a che qualcuno non sarà in grado di costruire qualcosa che artificialmente potrà compiere questo miracolo!

Meglio fermarci qui. La ragione per cui un orologio legge l’ora tracciando un cerchio è che è semplicemente più facile da costruire visto che deve compiere un movimento ripetitivo: parliamo naturalmente di un orologio meccanico, non di un insieme di componenti ibridi che rivelano i loro calcoli su uno schermo LCD…

UR-CC1 è l’orologio retrogrado che nessuno è mai stato in grado di costruire prima: sul suo quadrante vi sono due cilindri retrogradi, uno che legge le ore, l’altro i minuti. Cosa c’è di più semplice? Più di tre anni di ricerca, sviluppo e test di numerosi prototipi, per assicurare che la rotazione e l’istantanea funzione di fly-back fosse in grado di leggere l’ora, ma con la stessa precisione di un orologio convenzionale. Il segreto è una TRIPLA CAMMA che fa ruotare il cilindro dei minuti. Da zero al sessantesimo minuto, il cilindro ruota fino a 300°, al termine del 60-minuto il cilindro istantaneamente (1/10 di secondo), torna indietro alla posizione iniziale grazie ad una molla extra piatta. Il movimento retrogrado del cilindro dei minuti trascina il cilindro delle ore facendolo avanzare (saltare) di un ora.

Al di là della teoria, se vi sembra poco, c’è una scelta accurata dei materiali (la “tripla camma” è in Bronzo-Berillio) e una grande cura è stata dedicata all’auto-lubrificazione del sistema per ridure al minimo gli attriti e poter assicurare una soddisfacente precisione di marcia.

Ma la genesi di questo progetto ha inizio nel lontano 1958, quando a Louis Cottier viene in mente l’originale idea di costruire un prototipo per Patek Philippe con una lettura lineare del tempo. Egli depositò l’anno dopo un brevetto, ma dell’orologio non si seppe più nulla. Avrà funzionato davvero? Nessuno oggi lo può dire. Patek Philippe lo ha messo in mostra nel suo Museo. Nel 1998 Martin Frei, co-fondatore di URWERK insieme a Felix Baumgartner ripresero l’dea, ma con esitazione: più che altro fu anche il suo design ad influenzare i futuri orologi URWERK , ma anche in questo caso la questione non ebbe un seguito. Nel 2006 i due decisero che bisognava riprendere questa strada ed ecco il risultato dopo tre anni di duro lavoro. Oggi solo 25 fortunati potranno possederlo.

“Non sono un vero nostalgico, ma ho sempre adorato i vecchi contachilometri delle Volvo anni ‘60; mio fratello maggiore ne possedeva una… Ci sono stati veramente pochissimi orologi che leggevano il tempo linearmente: uno di questi si chiamava Cobra e fu costruito alla fine degli anni ‘50 dal Sig. Louis Cottier e anche se sfortunatamente non entrò mai in produzione, oggi cinquant’anni dopo, URWERK vuole rendere omaggio a Cottier con la sua interpretazione del Cobra. (Felix Baumgartner)”.

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Parmigiani Fleurier al polso delle star del Montreux Festival Jazz

Il legame privilegiato che unisce da tre anni Parmigiani Fleurier e il Festival Jazz di Montreux riserva ogni anno straordinari momenti di emozione. Claude Nobs, sempre attento alla qualità unica degli incontri musicali tra artisti e pubblico, sottolinea le migliori performance con il dono di un orologio Parmigiani.

Questa tradizione viene celebrata sul palco a fine concerto, come omaggio alle fantastiche performances musicali degli artisti che si sono maggiormente distinti. Nobs, fautore di questa iniziativa, ci tiene a consegnare personalmente gli orologi Parmigiani.

Per celebrare questo evento, Parmigiani Fleurier ha creato quest’anno una serie limitata di modelli kalpa XL e kalpa Grande, che ricordano il tema musicale del programma dell’anno.


In una settimana, diversi artisti hanno già avuto il privilegio di ricevere questo modello dalle mani del fondatore: Lily Allen, i Black Eyed Peas, Jamie Cullum, Alice Cooper, Chaka Khan e Wyclef Jean. Prima della fine dell’edizione 2009, questo riconoscimento sarà attribuito anche ad altri artisti.


A straordinaria testimonianza del gradimento, Herbie Hancock quest’anno indossava al polso l’orologio Parmigiani ricevuto al Montreux Jazz Festival 2008.

Il festival finisce il 18 Luglio… Affrettatevi se volete ascoltare della vera buona musica!

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NIVREL “Red 12 Automatic”: un omaggio al passato

NIVREL fabbrica orologi da polso dal 1936. Le sue origini hanno luogo a Saint-Imier nelle montagne dello Jura svizzero dove il nome del marchio venne registrato dalla famiglia Kraemer, proprietaria di un negozio di gioielli ed orologi a Saarbruecken tuttora sede di NIVREL. Il marchio è stato rilevato dopo varie vicissitudini nel 1993 da Gerd and Gitta Hofer direttamente dalla Fédération de l’Industrie Horlogère Suisse. Nel 2007/2008, Anja Hofer ed il suo partner Guido Grohmann, entrarono nella dirigenza di NIVREL per continuare la filosofia del marchio: quella di costruire orologi di buona qualità, ispirati per lo più al passato, ma ad un prezzo tutto sommato accessibile.

Il Red Automatic fa parte della collezione presentata quest’anno a Basilea durante BASELWORLD 2009. Negli ultimi due anni, sono stati realizzati due NIVREL con le ore 12 in rosso sul quadrante: La Grande Manuelle Red 12 e il Répétition Classique Red 12. Lo stile del 12 in rosso si ispira agli orologi da aviatore di vecchio stile. Oggi vuole essere una particolarità per chi ama le linee del passato al proprio polso.

Volutamente la casa tedesca ha costruito questo orologio senza aggiungere alcuna funzione particolare, per permetterne l’uso in qualunque occasione, ma la cura nei dettagli è evidente: Le anse e la ghiera sono leggermente curvate e lo stile ben si fonde con la grafica datata dei numeri arabi per forma e densità. Ottima anche la scelta delle lancette stile Breguet. Alcuni dati tecnici: Referenza N. 165.001 - movimento automatico ETA 2892-A2 con indicazioni di ore, minuti e secondi centrali. La cassa è in accaio e misura 42 mm. di diametro per uno spessore di 9,6 mm.

NIVREL realizza anche orologi complicati come calendari perpetui e addirittura un ripetizione minuti, quest’ultimo venduto a circa 8.000 Euro di listino, uno dei prezzi sul mercato più bassi in assoluto. Fate un salto su Nivrel.tv , potrete vedere i filmati di tutte le collezioni e di altre interessanti risorse.

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Edox alla RC 44 Malcesine Cup

Si è conclusa la Malcesine Cup che ha visto Sea Dubai tra i protagonisti della classe RC 44, nell’ultima prova (quarta di giornata) svolta in Italia dal 7 al 12 luglio scorsi sul Lago Maggiore. La classifica ha visto l’imbarcazione sponsorizzata da Edox finire al secondo posto e Russel Coutts, esperto di RC 44 Cup ha detto: “Il team Sea Dubai si è comportato molto bene!”

I risultati del team supportato da Edox sono stati sempre in crescita, confermando di essere spesso, un serio pretendente per la vittoria. La classifica ha visto concludere al 6° posto la prima metà della stagione 2009.

Markus Wieser, tattico del team, ha dichiarato: “Siamo stabilmente nel gruppo di testa, ad un passo dagli uomini da battere…”

Sea Dubai è anche il nome dell’orologio che Edox ha realizzato per commemorare le sue gesta nautiche: si tratta di una serie limitata di 500 pezzi che condivide con l’imbarcazione un look inconfutabilmente marino. E’ naturalmente impermeabile fino alla profondità di 100 metri ed è un cosiddetto saltarello (orologio così chiamato perchè le ore saltano letteralmente l’una dopo l’altra senza fasi intermedie), mentre i minuti sono raffigurati in un tradizionale cerchio decentrato verso ore 12.

La prossima regata RC 44 sarà dal 30 Settembre al 4 Ottobre 2009 a Portoroz in Slovenia.

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Audemars Piguet si dedica a Gstaad Classic e fa beneficenza

Audemars Piguet sponsorizza la corsa automobilistica Gstaad Classic a cui potranno partecipare le automobili costruite prima del 1976. Dopo le verifiche tecniche previste per il prossimo 2 Settembre 2009, la corsa partirà il giorno successivo e avrà la durata di altri tre giorni, percorrendo le tre strade che iniziano e finiscono con la località di Gstaad. I chilometri saranno in totale circa 800 e vi saranno 9 prove speciali chiuse al traffico. Le categorie saranno due: una di “regolarità”, la seconda di pura “competizione”.

Saranno 10 i veicoli che prenderanno parte alla competizione vestiti della livrea Audemars Piguet: essi se la vedranno con alcuni tra i più esperti guidatori del passato, lasciando una grande incertezza su quello che sarà il risultato finale della corsa.

Per l’occasione la Manifattura ha realizzato un Royal Oak Offshore in edizione speciale, che sarà consegnato il 5 Settembre alla serata di gala che si terrà al Gstaad Palace Hotel. Questo esemplare in titanio è trattato con grani di vetro a bassa pressione in modo da ottenerne una superficie estremamente lucida e pulita; racchiude al suo interno un movimento automatico. Altra particolarità è nel cinturino nero, ispirato ai guanti da pilota in cuoio recanti sul corpo i classici “buchi”, in pieno stile automobilistico sportivo-vintage degli anni ‘70. Sul fondello è incisa la scritta “Gstaad Classic 2009″.

Il numero 0 di questa piccola serie sarà messo all’asta. I proventi servirano ad alimentare le ricerche de ICM (Institute for Brain and Spinal Cord Disorders) che si occupa dei disturbi al midollo spinale e al cervello causati in gran parte da incidenti. A questa associazione fanno parte nomi come Michael Schumaker, Jean Todt e Zinèdine Zidane che contribuiscono per ICM, a diffondere e a sensibilizzare il pubblico verso i disturbi neurologici e psichiatrici. All’evento parteciperà anche il giovane pilota Sèbastien Buemi, ambasciatore del marchio in Formula 1, oltre a Philippe Merk - CEO di Audemars Piguet - e altre alte personalità.

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Girard Perregaux ww.tc per Only Watch 2009

E’ dal 1791 che Girard-Perregaux siede alla tavola rotonda dell’Alta Orologeria, storia che partì dal famoso tourbillon costituito da tre ponti in oro. GP è una Manifattura che considera da sempre il movimento come la sua parte più importante di un orologio: essa ha realizzato internamente tutti i suoi Calibri che sono arrivati ad essere ad oggi circa un centinaio, varianti incluse, senza dimenticare anche una linea al quarzo.

“A volte sono necessari fino a 20 diversi prototipi per arrivare a bilanciare l’interno con l’esterno in un orologio.” Sono le parole di Stefano Macaluso, vice presidente e figlio di Luigi Macaluso, quest’ultimo da anni presidente della Maìson e di chiara origine italiana.

Ma andiamo al Girard-Perregaux per Only Watch 09. E’ un edizione speciale della collezione ww.tc che significa World Wide Time Control. Esso incorpora due imporatanti complicazioni: plurifuso e cronografo. Le lancette di questo esemplare unico sono di colore bianco e indicano sia l’ora locale che quella di varie città del mondo che sono riportate sul disco rotante comandato dalla corona a ore 9. Il bianco fa da padrone in gran parte della grafica risaltando sul quadrante nero, interrotto solo da un rosso vivo di alcune altre zone dell’orologio. L’Europa è rappresentata in questa edizione dalla città di Monaco (Montecarlo); ogni giro completo della ghiera corrisponde a 24 ore. Al cronografo movimento GP3387 è stata aggiunta la funzione fly-back che consente di ritornare alle ore 12, ripartendo nello stesso tempo con un nuovo cronometraggio, azionando un solo pulsante. La cassa è in ceramica e misura 43 mm. di diametro. “Questo materiale ha fatto passi da gigante negli ultimi dieci anni (aggiunge Stefano): è estremamente resistente, non si graffia ed è anche molto leggero. E’ perfetto per interpretare i valori Girard-Perregaux di oggi che sono la tradizione costruttiva, mista a materiali innovativi.”

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