gli orologi da polso hanno un blog?

tutti gli orologi misurano il tempo, alcuni sanno farlo con passione

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Collezionare e comprare orologi da polso oggi

Ogni tanto abbiamo la possibilità di fermarci e osservare noi stessi da vicino. Quando c’è una passione che bussa: “ehi! Sono qui dentro a te!” E’ difficile non ascoltarla…

La passione per gli orologi da polso ci permette di ammirare soddisfatti questi piccoli capolavori di ingegneria meccanica miniaturizzata, al di là che possiamo permetterceli o no. Questa voce lavora dentro di noi in modo inconscio esattamente come tutte le altre passioni, ma la smania di acquistare e fare nostro un oggetto che misura il tempo, cresce indipendentemente dal fatto che le nostre possibilità abbiano un limite economico misurabile, sia assoluto che relativo.

Insomma, comprare un orologio da polso deve essere un mix tra emozione e conoscenza, perchè tutti gli orologi da polso, per quanto possano alcuni sembrar così lontano dal nostro essere hanno un potenziale acquirente.

I primi passi, però, sono tali in tutte le esperienze. Perchè la partenza non sia ricordata come un trauma, bisogna cercare di osservare alcuni accorgimenti: l’era della cyber-comunicazione di internet dà la possibilità a supporti come questo in cui sto scrivendo, di divulgare e condividere rapidamente l’informazione come la carta stampata non riuscirà mai a fare, ma bisogna trattenersi dal materializzare un pessimo affare che dista da noi semplicemente a due click del mouse.

Consiglio a chi entra in queto mondo, di farlo dalla porta principale. I primi orologi della propria collezione, si dovrebbe comprarli solo da venditori referenziati che possano certificare con documentazione e professionalità il primo oggetto dei nostri desideri. In seguito, ma sempre con cautela, ci si può fidare di più delle proprie capacità valutative.

Ecco una serie di accorgimenti per evitare orologi falsi o contraffatti parzialmente:

  • Gli orologi d’epoca, specialmente quelli costruiti più di 30 anni fa, vanno osservati attentamente dentro e fuori: il movimento deve corrispondere nella referenza e nei sigilli di riconoscimento; all’esterno anche la fibbia del cinturino o il bracciale possono far la differenza così come la ghiera, se è un subacqueo, deve corrispondere nella serigrafia e nell’allineamento con la cassa.
  • I quadranti sono “il polso” dell’orologio stesso. vanno bene quelli puliti anche se mostrano i segni degli anni; occhio a quelli troppo invecchiati.
  • I numeri di serie così come le scritte, ad un attento esame, possono rivelare nella loro fattura, incisione e spaziatura un abile, ma individuabile contraffazione.
  • Le scritte a mano all’interno del coperchio per documentare precedenti revisioni sono spesso uno specchietto per le allodole, così come lo sono certificati di pezzi di ricambio sostituiti: quasi a voler creare un passato e un passaporto tecnico che in realtà non esiste.
  • In mancanza di una garanzia dell’epoca, l’estratto degli archivi della casa madre può, come già detto altre volte, essere un ottima certificazione.
  • Anche il funzionamento in termini di precisione dovrebbe essere preteso dall’acquirente: non è detto che un orologio solo perchè sia d’epoca, debba perdere o anticipare di parecchi minuti al giorno la lettura del tempo; questo punto non è proprio una dritta per non incappare in una patacca, ma gli orologi maneggiati con pezzi di ricambio non originali e con una cattiva manutenzione si comportano proprio così.

Meglio un Rolex Daytona con garanzia e codice di provenienza italiana, standard, che un analogo modello più raro, come per esempio con il quadrante con il 6 rovesciato, senza documenti oppure non congruenti.

Ultimamente i collezionisti e chi investe in orologi da polso stanno molto più attenti alle bufale che invadono il mercato. Con un po’ di attenzione e senza la presunzione di essere più furbi degli altri, non passando da un negozio qualificato, si può portare a casa un pezzo che salirà di valore nel tempo e nel proprio cuore.

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Decorazioni con smalto, “enamel dial”? Cerchiamo chi le fa in Italia…

Siamo arrivati al meritato Venerdì. Per celebrare questo giorno che per tanti è il più desiderato… Pubblico un piacevole testo/storia di Riccardo ZANNETTI orologiaio che realizza pezzi-gioielli fatti a mano nella città meno Svizzera del mondo: Roma!

Egli ci spiega una particolare lavorazione con smalto del quadrante: champlevé (a questo link invece trovate un mio articolo su altre lavorazioni).

Lo smalto per metalli, l’origine del quale è antichissima in quanto risalente agli antichi Egizi, circa 2800 anni a.C., marcia di pari passo con la storia del vetro del quale è parente assai prossimo essendo costituito da sostanze relativamente abbondanti in natura e di larga diffusione. E’ noto, tuttavia, che gli Egizi conoscevano solo la tecnica del vetro colorato , quella del cosiddetto millefiori e quella delle paste vitree che adoperavano per decorare i gioielli, facendo però aderire i materiali al metallo mediante mastici particolari; saranno i Romani ad introdurre la lavorazione a caldo, che arriverà per molti versi immutata fino ai giorni nostri. ZANNETTI, da decenni, utilizza per i suoi quadranti diverse tecniche di smaltatura. “Nei nuovi Regent - dice Riccardo Zannetti - ad esempio, per il quadrante abbiamo scelto lo champlevé”. Merita di essere ricordato che la produzione di suppellettili ornati di smalto champlevé conobbe la sua epoca nel XII secolo. In tutta Europa nel periodo tra il 1150 ed il 1250 i laboratori degli smaltatori produssero una considerevole quantità di oggetti liturgici realizzati seguendo questa complessa tecnica. Per realizzare un quadrante champlevé per prima cosa si riporta sulla lastra di metallo di almeno due millimetri di spessore, con una puntasecca o una matita dura, il disegno voluto. Con un bulino si toglie il metallo (infatti champlevé letteralmente significa campo-levato), laddove deve andare lo smalto, fino alla profondità di circa un millimetro. I bordi di questo alveolo dovranno essere ben rifiniti per ottenere un effetto finale di pulizia e precisione. Negli alveoli cosi ottenuti viene inserito lo smalto umidificato, mediante una spatola. Si procede quindi ad una prima cottura, seguita da altre fino ad aver raggiunto l’effetto desiderato.

Ecco orologio e caratteristiche del Regent Regatta di ZANNETTI esempio di lavorazione champlevé

  • Collezione Regent champlevé limited edition
  • Cassa Acciaio divisa in tre parti (Ø 42 mm, sp. 10 mm)
  • Impermeabilità 5 atmosfere Corona Chiusa a pressione personalizzata a mano
  • Vetro Zaffiro con trattamento antiriflesso e firma segreta
  • Fondello In acciaio, chiuso per mezzo di 5 viti in acciaio, con oblò decentrato in vetro zaffiro
  • Cinturino In pelle di Alligatore Louisiana, cucito a mano
  • Chiusura Di tipo deployante in acciaio, personalizzata
  • Quadrante In smalto champlevé policromo realizzato a mano
  • Lancette Lancette di tipo alpha dorate
  • Movimento A carica automatica, Swiss Made, elaborato per Zannetti. Platina rodiata e rifinita a perlage, rotore a Côte de Géneve.

Questa invece è tutta mia e già scritta nel blog una volta: “Prima di partire per la Svizzera… (e fatelo…) facciamo due passi a casa nostra!”

Buon weekend

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RSW Outland un guerriero della notte…

 

“E tutto all’improvviso si tinse di nero…” Sembra una frase funesta invece, l’abbiamo detto 1000 volte, così potrebbe essere ricordato negli anni a venire questo periodo per il colore dominante. A dire il vero ogni stile orologiero ha le sue regole del momento: sportivo - PVD nero, lusso - oro rosa, extra lusso - da oro bianco e diamanti in sù…

RSW o Rama Watch Sa è un marchio svizzero con sede a La Neucheville. E’ un marchio di alta fascia che ebbe origine nei primi del ‘900. Oggi costruisce e vende orologi principalmente attraverso una propria rete di negozi monomarca e di corner: una scelta commerciale che, soprattutto per la prima opzione, penso vedremo ben presto adottare anche da grandi marchi come Rolex.

Presentato nel Settembre 2008, Outland si dichiara come facente parte di quel movimento degli anni ‘80 chiamato retro-futurismo, qui ne parla il collega Gianluca Riccio, blogger di FuturoProssimo, io aggiungo il film Mad Max - Interceptor Il Guerriero della Strada con Mel Gibson.

Torniamo a questo orologio. Evidentemente il nero PVD - trattamento su acciaio 316L - la fa da padrone, ma anche il personalissimo stile del quadrante con un monolito nella metà inferiore, che fa pensare ad una vecchia presa d’aria di chissà quale accumulatore; e quelle 6 brugole frontali fate finta di non vederle?!  E’ disponibile anche in oro rosa con o senza diamanti, 88 per la precisione, ma personalmente è il modello base nero che fa la differenza.

La rappresentazione dell’ora è a disco ruotante. Dev’essere un bell’effetto guardare i secondi muoversi così particolarmente! Le dimensioni sono quelle che vanno oggi, cioè extra: 44 mm. di larghezza. Lateralmente due grandi pulsanti fanno erroneamente pensare ad un cronografo: è la corona di carica brevettata; questo orologio è un solotempo cioè legge ore, minuti e secondi.

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Pita: un orologiaio indipendente di Barcellona

Puoi prendere 1000 aerei, fare 100 volte il giro del mondo, travestirti come Diabolik, cambiare nome, alterare la voce, attraversare di nascosto l’Alaska o la Foresta Amazzonica, che nei posti più inpensati e dove meno te l’aspetti ne incontrerai uno: non sto parlando “degli italiani sparsi per il mondo”… Mi riferisco invece, ai maestri orologiai indipendenti: coloro che modificano, progettano e realizzano opere uniche. Checchè se ne dica oggi a proposito dell’ora che viene letta oramai solo sui cellulari, c’è un mondo sotterraneo che continua a pulsare, come la vita delle api in un alveare…

Non voglio dire che ce ne siano così tanti, ma sono ovunque: Aniceto Jimenez Pita fa parte di questa razza e non è nè lontano da noi geograficamente (Barcellona), nè tantomeno dal cuore di un qualsiasi appassionato grazie alle sue creature. Andiamo a conoscerlo.

Aniceto ha iniziato la sua attività nel 1971 e dopo pochi anni grazie al passaparola, (che è tuttora la miglior forma di pubblicità ndr), il suo nome incominciava a varcare i confini della Catalunya. La sua passione per gli orologi da polso, lo costringe ad iniziare questo lavoro da autodidatta: un pecorso che seppur più difficile e tortuoso, oltre alla manualità nutre la mente speculativa. Nel 2002, dopo aver acquisito un esperienza personale impressionante e aver contribuito ad avviare molti orologiai con i suoi insegnamenti, decide che con il suo marchio Pita era giunta l’ora di occuparsi di una piccola produzione artigianale. La filosofia è che tutto debba prendersi il tempo necessario; l’obiettivo, è il sorriso del cliente che è intervenuto nelle fasi di costruzione e personalizzazione del segnatempo che ha scelto, esattamente al pari del sorriso di chi l’ha potuto accontentare. Potremmo definirlo un sarto di alto livello? Ma forse non ci sono dei paragoni che possono calzare al 100% sul lavoro che fa Pita. La scelta dei materiali, la manualità nel lavorarli, la cura nel personalizzarli è già tanto… Ma Aniceto non è un semplice assemblatore: egli costruisce i SUOI movimenti meccanici che sono anche coperti da brevetti, come il Pita-TSM (Time Setting Mechanism), una soluzione per la carica di un movimento meccanico davvero particolare, la cui conseguenza ha anche un “impatto sull’estetica”: l’assenza della corona di carica…

Anicèto Jimènez Pita e suo figlio Daniel Jimènez Pastor sono rispettivamente le mani ed il management di questa piccola manifattura completata nell’organico da due orologiai, un tecnico CAD-3D e un gioielliere.

Daniel che si occupa della parte gestionale e manageriale dell’azienda, mi spiega che partendo da due diverse tipologie di clienti, la Pita ha sviluppato due linee di prodotto con diverse filosofie:

  • Clienti legati al lusso: sono quelli che apprezzano l’unicità di un prodotto, la sua esclusività e la gioia per il lusso che l’oggetto stesso trasmette. Sono quelli che chiedono una completa personalizzazione e i materiali più preziosi.
  • Clienti Appassionati: l’innovazione prima di tutto, vivere la scelta delle soluzioni tecniche a fianco dell’orologiaio che le suggerisce. Solitamente investono molto in proporzione ai loro guadagni negli orologi. Le personalizzazioni possono essere ripetitive, seppur realizzate con cura e in serie limitata.
Basta con i discorsi! Parliamo del Pita Sun & Moon. Esso appartiene alla categoria dei 24 ore, cioè gli orologi che leggono il tempo facendo un solo giro del quadrante al giorno. 
Questo modello è in grado di distinguere la mattina dalla sera e di osservare il sorgere del sole come il tramonto. Non è un Romain Jerome Day & Night… Nessun panico! Nè per il prezzo e nè perchè vi è nel Pita invece, anche una lancetta che legge i minuti!
Come dicevo sopra questo orologio è provvisto del sistema TSM (Time Setting Mechanism), idea  brevettata da Pita che permette di eliminare la corona di carica.
Disegnato e costruito a mano nel loro laboratorio di Barcellona è disponibile in serie limitata numerata.
Le possibilità di personalizzazioni sono infinite e vanno dalla scelta del materiale della cassa disponibile in oro 18k giallo, bianco e rosa oltre al Platino 950, a tantissimi quadranti, lancette, cinturini e fibbie.
Misura 41mm. di diametro e 11 di spessore.
Ci saranno altre occasioni per parlarvi di altri modelli, come il Carusel dove l’intero movimento ruota intorno al suo asse per leggere l’ora, o come il subacqueo Oceana, protetto da due brevetti che gli permettono di arrivare a 5.000 mt. di profondità!
Se siete appassionati, e se non lo foste decisamente non stareste leggendo questo articolo, ricordatevi di fare un salto al loro stand a Basilea - Baselworld 2009. La passione prima si mostra e si condivide, poi naturalmente si vende a chi se la può permettere, ma anche - si spera - a chi l’avrà capita…

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SIHH 2009 - A. Lange & Söhne LITTLE LANGE 1 MOONPHASE

Cerchiamo di essere il più fedeli possibili quando presentiamo capolavori del genere. Non voglio cambiare neanche la punteggiatura e ripeto, come nel titolo di questo post, il nome in maiuscolo di questo orologio come deciso dalla casa di Glashütte: A. Lange & Söhne LITTLE LANGE 1 MOONPHASE.

E’ la prima volta che descrivo un orologio dedicato al pubblico femminile, ma spero di porvi presto rimedio… Penso che “dedicato” sia la parola giusta in quanto così è stato per chi l’ha concepito e molto probabilmente così arriverà in regalo ad un fortunato polso femminile.

Chi non conosce il LANGE 1? Robert ne ha parlato in quest ‘articolo tempo fa. Il LITTLE LANGE 1 Ref. 819.049 fa bella mostra di se in questi giorni al SIHH di Ginevra. Il nome non tragga in inganno: misura 36.8 millimetri di diametro, appena 0,2 mm. in meno di un odierno Patek Philippe Calatrava, ma sappiamo tutti come le dimensioni di un orologio si siano quasi moltiplicate negli ultimi anni. La cassa è in oro bianco, con 58 diamanti taglio brillante posati sulla ghiera. Il tipico quadrante con le lancette decentrate a ore 9 è in madre perla e mostra, identico al modello maschile da cui deriva, le complicazioni di: grande data, riserva di carica e fase lunare. E’ disponibile in due varianti: blu scuro o bianco in soli 150 esemplari.

Ma la complicazione in campo orologiero è anche sana paranoia: la particolarità di queste fasi lunari è che vengono mostrate in due modalità: la prima con il consueto disco che rappresenta la posizione della luna, la seconda che ne calcola numericamente il valore con tale precisione che ci vorrebbero 122 anni, a detta del costruttore, perchè il conteggio delle fasi deviasse la corretta posizione della luna di un solo giorno…

Meglio essere precisi… il gentil sesso ci controlla polso alla mano… A. Lange & Söhne 

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Orologi D.Dornblüth & Sohn: da figlio in padre…

Le vacanze natalizie quest’anno non potevano cadere meglio… So che sono uno dei tanti che sta facendo ancora “il furbo” con l’ultimo ponte rimasto… (non di un movimento meccanico…). Allora, per chi questa mattina ha regolato una bomba per potersi svegliare e andare in ufficio e, perchè no, anche per chi invece sta navigando sulla rete dal letto, parlerò di un orologiaio che rappresenta in pieno quella Germania che davvero non saprei mettere al secondo posto tra quelli che nel mondo costruiscono orologi meccanici

Dirk Dornblüth & Sohn è orologeria per passione, non per arte della comunicazione. Nella home page del suo sito c’è scritto più o meno: “apprezziamo il vostro interesse e lo interpretiamo come l’inizio di una lunga e duratura relazione tra un orologio ed il suo possessore“. FANTASTICO!

Nel novembre del 1959 l’orologiaio Dieter Dornblüth dal villaggio di Salzwedel in Sassonia progettò il suo primo movimento da una stanza in affitto. Per tre anni approfondì le sue conoscenze orologiere nella scuola di Erzgebirge, ma come spesso succede nella vita, è difficile imboccare la strada giusta alla prima e Dieter per vivere si mette a riparare gli orologi. L’ attività va a gonfie vele e alla sua bottega arrivano a lavorare ben 7 orologiai per gestire la grande mole di lavoro. Tutto ciò lo allontana dal suo obiettivo di realizzare il suo primo movimento meccanico con le sue mani fino al 1999 quando il figlio Dirk Dornblüth, anche lui maestro orologiaio, realizza il suo primo movimento su base Glashütte calibro 60,3. E’ così che il padre, a 60 anni suonati, si sente rinascere amorosamente spronato dal suo stesso figlio. 

Da quel giorno realizzano insieme i loro movimenti, senza l’ ausilio di sofisticate macchine, con gli utensili e le loro mani ad un ritmo di 2 pezzi al mese.

Prendo ad esempio tra la collezione odierna il 994 che abbina ai classici piccoli secondi a ore 9, tipici dei movimenti da tasca, la complicazione della data a ore 3 rappresentata in egual modo e dimensione. Il movimento di manifattura Dornblüth 99.4 ha 20 rubini, un diametro di 37 mm ed uno spessore di 4.4 mm. Per permettere la rapida correzione della data vi è un pulsante rapido sulla cassa ad ore 2. La regolazione è micrometrica, il bilanciere è in Glucydur, una speciale e brevettata lega di rame; la spirale in Nivarox -1. Completano le caratteristiche del cuore meccanico una riserva di carica di circa 50 ore, la lavorazione a Còtes de Geneve la carica è manuale. La cassa è lucidata e satinata, formata da due pezzi per un diametro di 42 mm. con doppio vetro in zaffiro fronte e fondello. Il quadrante argentato presenta numeri arabi minuteria e lancette in acciaio blu.

Ultima chicca: Dirk Dornblüth ha aggiunto una finezza. Per permettere di regolare con precisione l’ora dei suoi orologi, è prevista l’aggiunta di una funzione opzionale “Quattro Arret” che, una volta estratta la corona di carica per fermare la lancetta dei secondi, fa posizionare la stessa a passi di 90° in modo da far quindi ripartire l’orologio, una volta serrata la corona, in perfetta precisione.

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GUY ELLIA RÉPÉTITION MINUTE ZEPHYR

Giorno per giorno, come mio figlio Guido, ne scopro una nuova… Guy Ellia ha l’onore di “aprire le danze” del vostro/nostro anno orologiero 2009.

Qualche informazione su chi è Guy Ellia. Il suo approccio con il lusso avviene con le pietre preziose nel 1973: ad Anversa impara le arti del taglio e ne custodisce i segreti. Un giorno del 1994, su consiglio di sua madre e dei suoi amici, acquisì la società Etablissements Jean Guerin e aprì un negozio a Parigi sulla Rue La Fayette nel quartiere dei diamanti. Nel 1999 Guy esce sul mercato con il suo marchio.

Progettare contro la marea” è uno dei suoi motti. (ndr. probabilmente l’unica alternativa oggi, “al 9,99 Eur” dei prezzi stracciati, per combattere la crisi economica mondiale che stiamo vivendo). e con lo stesso stile vengono alla luce i suoi orologi da polso, questa volta pensati anche per il polso maschile. All’ interno delle sue creazioni batte un cuore meccanico di Piguet e Parmigiani.

Con l’ aiuto di Christophe Claret, famoso maestro orologiaio svizzero, Guy Ellia ha creato una linea di orologi complicati. Per dare un esempio, il suo Tourbillon Magistère, richiede da uno a due anni per essere costruito e ne vengono prodotti circa 15 all’anno.

Ma parliamo invece del Rèpètition Minute Zephir: racchiuso in esso troviamo due preziose complicazioni:

LA PRIMA è quella della ripetizione minuti in grado di “trasportare su un polso” lo stesso comportamento di un campanile di una cattedrale suonando le ore i quarti e i minuti durante il giorno e su richiesta anche la notte. LA SECONDA è la visualizzazione di 4 fusi orari selezionando la città di riferimento con distinzione tra giorno e notte. Ci sarebbe anche la riserva di carica, ma di fronte alle prime due funzioni mi sembra quasi scomparire…

La meravigliosa mano di Claret - uno dei tre di Maîtres du Temps - si sente e si vede attraverso il solido vetro zaffiro convesso di enormi dimensioni (53.6 x 43.7 x 14.8 millimetri ndr. un po’ più piccolo del “Chapter One”) abbellita da oro bianco, oro rosso o titanio.

Lo Zephir è unico: ha una platina nera sabbiata su cui sono montati 720 componenti con ruote rodiate di vari colori, due fusi orari visualizzati sulla parte anteriore e altri due sul retro, il tutto in sintonia con i martelli della ripetizione minuti. Completa il quadro un cinturino minimalista in gomma con fibbia in oro o titanio e un diamante sulla corona di carica. DON’T DREAM, JUST WATCH (recita il suo slogan e noi obbediamo… guardando questo video):

Per finire, un dettaglio è che tutti gli orologi Guy Ellia sono firmati sulla cassa con un piccolo diamante alla lettera “i” del marchio. Non mi risulta - consultando il sito - che in Italia venga distribuito… Non importa nè ho cercato sulla rete quanto costi. Per chi se lo può permettere, “Parigi è veramente a due passi…”

Buon 2009

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Auguri di Buon Anno per un Felice 2009 da 20 orologi del 2008

E’ con l’aiuto di 20 orologi da polso del 2008, di cui rimangono ancora poche ore da trascorrere, che vi faccio i miei migliori Auguri per un Felice Anno Nuovo 2009!!!

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Azimuth: le stelle e il tempo al polso

Azimuth è un termine generalmente usato in astronomia che indica un angolo tra un punto e un piano di riferimento.

Con questo concetto nel 2003 a Biel/Bienne, nel cuore della svizzera orologiera, viene alla luce Azimuth Watch Co. che trova l’ispirazione per i suoi orologi da un mix di passione per i corpi celesti, per la loro forma e le orbite ellissoidali che descrivono, condito da uno stile in pura Art Deco e realizzato con la cura dell’ arte orologiaia che solo la tranquillità del lago di Bienne riesce a rendere tutto ciò possibile.

In Azimuth vi sono 4 collezioni: Mecha-1 BMF, Militare-1, Round-1 e SP1-Mecanique. La gamma di complicazioni include cronografi rattrapanti, secondi retrogradi, calendari completi, ore saltanti, etc.

Nel 2007 arriva SP1-Mecanique che è il modello che finora mi è piaciuto di più. Soprannominato “la nave dello spazio” è realizzato in 2 varianti: acciaio e acciaio trattato PVD. Ha un diametro di 45mm, la corona si trova a ore 12. Il cristallo è curvo e promette di essere impermeabile fino a 3 ATM. (praticamente vi ci potete lavare solo le mani, ma non è certo un orologio subacqueo…).

Interessante la così chiamata “misteriosa funzione delle ore saltanti” e la lancetta dei minuti in 3D ottenuta dalla profonda modifica del movimento Unitas 6497 che lo equipaggia.

Jean-Francois Chevre CEO della Azimuth riporta che “oggi chi porta un orologio al polso non lo fa per leggere l’ora, ma lo usa come uno Status Symbol che riflette la sua personalità” (tema già trattato qui in questo articolo).

Poi continua: “…oggi c’è una grande domanda per la professione di MASTRO OROLOGIAIO: ci sono scuole

che qualificano i propri studenti ad altissimi livelli e alla fine dei loro studi i diplomati trovano lavoro facilmente e con alti stipendi presso le manifatture che sono in grado di aggiungere un pizzico di magia a questa professione. Prima della grande crisi alla fine degli anni ‘70 i posti da orologiaio in Svizzera passarono da 60.000 a 20.000 unità. Ora siamo sui 50.000 e la tendenza è nettamente al rialzo.

Bene, non ho nessuna intenzione, comprandomi OGGI un orologio al quarzo, di contribuire a licenziare nessuno… 8-)

A polso leggero: a.b. art

Ce ne sono proprio per tutti i gusti: Dall’ antico e dal classico, come se il tempo si fosse fermato a 200 anni fa, Chronoswiss attinge per creare nuovi orologi. Con la stravaganza dei colori e delle forme, Alain Silberstein ha dimostrato al mondo intero che un architetto può continuare a mostrare la sua classe anche rimpicciolendo di molto il suo design. Panerai, si è ispirato a bussole e profondimetri per i suoi segnatempo ricercatissimi. Chopard gioca a fondere il gioiello con l’orologio, forse anche perchè li costruisce entrambi.

Forme, colori, dimensioni e stili all’infinito: questo abbiamo imparato a conoscere dagli orologi da polso!

Oggi voglio parlarvi della mano ultra-minimalista fusa con il moderno: gli orologi a.b. art sono costruiti in Svizzera e sono un mix di personalità tutto sommato a costi più che acessibili.

La mission di questo marchio dichiara di costruire orologi per uomini e donne che prediligono uno stile che non ostenta nulla. Niente fronzoli e pesantezze, ma bellezza delle forme e delle superfici lisce con materiali di qualità e movimenti svizzeri.

Di tutta la collezione ho scelto la Serie MM. Un orologio di grandissime dimensioni - circa 46,5 mm. - che non a caso monta un movimento Eta 6498-1 da tasca da 16 linee 1/2 di ben 36.6 mm. Il bilanciere è in glucydur come quelli equipaggiati dai Luminor (ndr Panerai).

I ponti sono lavorati a Cotes de Geneve e il movimento è visibile dal vetro in zaffiro sul fondello. La cassa è in acciaio 316L. Il quadrante è disponibile in bianco, nero o avorio; a ore 6 i piccoli secondi e la grafica è esclusivamente ad indici applicati in rigoroso stile Bauhaus. Interessante, tra le varie disponibili, la combinazione  PVD nero quadrante nero.