gli orologi da polso hanno un blog?

tutti gli orologi misurano il tempo, alcuni sanno farlo con passione

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Pierre DeRoche: 6 complicazioni “secondi retrogradi” in 1 orologio

Pierre DeRoche è una Maison svizzera che fabbrica piccole serie di orologi da polso a Le Lieu, nel cuore della Vallèe de Joux. Dietro a questo marchio c’è una storia di 4 generazioni di orologiai: la famiglia Dubois. A questo link avevo già fatto tempo fa una recensione sul GrandCliff Countdown.

A Baselworld - Basilea 2009 c’era a rappresentare il marchio, il GrandCliff TNT Royal Retro: un orologio a secondi retrogradi. Da qualsiasi glossario di Alta Orologeria si evince che, dicesi SECONDI RETROGRADI la complicazione che esegue una lancetta nel misurare i secondi non nel consueto giro di 360°, ma in un arco che di solito arriva al massimo ad un angolo di 180°, per poi ritornare, grazie ad una molla che la fa scattare in un attimo, alla posizione di partenza.

Non è una cosa da poco, ma neanche difficilissima da realizzare. Diverso è realizzare un calibro di Manifattura con 6 lancette a secondi retrogradi che scattano, dopo aver ognuna misurato ognuna 10 secondi, una di seguito all’altra. Pierre DeRoche ha saputo trovare una soluzione originale dopo più di un anno di esperimenti grazie ad una ruota a pettine che “salta” da uno dei 6 alberi all’altro.

I secondi sono così mostrati, da un affidabile squadra di 6 lancette che sono disposte intorno all’intero quadrante. Il settore con la lancetta al momento attiva, è mostrato dalla finestrella che nel mezzo del ponte si colora di rosso e, trascorsi i dieci secondi, passa così a quello successivo e così all’infinito.

Il movimento automatico è un esclusivo Calibro Dubois Dèpraz a 58 rubini con massa oscillante in oro 22 k decorata e lavorata, ponte a 12 pivot centrale e 6 ponti lavorati e satinati esclusivamente dedicati ad ogni modulo dei secondi. La cassa è di ben 47.5 mm. di diametro e la sua parte centrale è realizzata in titanio.

Naturalmente tutte queste lancette richiedono più energia per essere mosse. Questa necessità è risolta da una massa oscillante molto più pesante del solito.

Questo video al simulatore realiizato da Pierre DeRoche ci fa immaginare come dev’essere affascinante vedere tutte queste lancette che “saltano” una dopo l’altra, ma anche quello che accade “sotto” ad esse…

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Ma come è possibile? Il mio orologio si è fermato…

Oggi ho pensato di provare a spiegare con parole veramente semplici, io che non sono un orologiaio, come la parola MANUTENZIONE debba esistere anche per un orologio da polso meccanico. E’ vero che oggi i movimenti meccanici sono dopo centinaia di anni, robusti e a prova degli urti più estremi, ma il lavoro di un mondo che pulsa al polso è incessante e… nulla è eterno. Così, dopo essermi documentato, finalmente ecco un’ articolo che da tanto volevo pubblicare! Mi scuso ancora, prima di iniziare, per il taglio tecnico veramente elementare nei confronti di eventuali esperti che leggeranno queste righe…

L’orologio meccanico è costituito da circa 200 parti tra ruote, ponti, viti, leve, etc. che funzionano 24 ore su 24. Molti di questi componenti, oltre a funzionare ininterrottamente, lavorano per così dire “sotto sforzo”, cioè in attrito tra loro. A tale scopo, per favorire il buon funzionamento di queste parti, si usa un olio specifico che oltre a lubrificarle ne riduce anche l’usura perchè diminuisce l’attrito.

Purtroppo col passare degli anni, si verificano due inconvenienti: da un lato l’olio si asciuga e dall’altro “invecchia”, cosicchè risulta inefficace in quanto viene ad assumere delle caratteristiche fisico-chimiche diverse che lo rendono “pastoso”, ostacolando così il movimento della molla.

Il risultato: l’orologio si ferma!

“Ma come… ha sempre funzionato benissimo!” Ecco la frase più comune che si sente spesso ripetere un orologiaio dai suoi clienti, infatti questi ultimi sembrano ignorare un’ovvietà, e cioè che tutto ciò che è meccanica ha bisogno di manutenzione.

Un po’ come quando si porta la propria automobile a fare il “tagliando” dopo un certo numero di km, anche col proprio orologio si dovrebbe fare la stessa cosa: per essere più precisi l’intervallo di tempo tra una revisione e l’atra dovrebbe essere di 3-5 anni; in questo caso si parla di manutenzione “ordinaria”.

Se si lascia trascorrere un lasso di tempo superiore ai 5-10 anni, quando l’ orologiaio di fiducia aprirà il nostro segnatempo, si troverà di fronte al cosiddetto “grippaggio” cioè cuscinetti, perni e boccole opachi, spaiati e seghettati!
In questo caso si parla di riparazione “straordinaria” perchè spesso è veramente un’ardua impresa “rianimare” il povero orologio… oltre che costosa, ovviamente!!

Parlando di ordinaria manutenzione, sono diversi gli step che un orologiaio deve compiere una volta smontato l’orologio:

1. revisione di ogni singolo pezzo (ponti, corone)
2. lavaggio chimico delle parti
3. riassemblaggio (meccanismo, quadrante, lancette, vetro, corona)
4. lubrificazione delle parti soggette ad attrito
5. controllo delle guarnizioni e dell’impermeabilità
6. taratura del meccanismo al secondo (tramite macchinari elettronici)

Un’ultima occhiata il nostro orologiaio la dà al cinturino: se in pelle, andrebbe sostituito una volta l’anno mentre se in metallo lo si pulisce mediante getto di vapore o ultrasuoni.

Gli orologi automatici sono inoltre, più soggetti alle “infiltrazioni”: polvere, umidità che si uniscono all’usura del lubrificante e bloccano il movimento.

Ecco perchè è altresì importante controllare l’integrità del vetro o di una corona…

Infine essenziale è la tenuta della cassa cioè una volta chiusa, questa deve essere il più possibile resistente agli insulti provenienti dall’ambiente esterno: a tale proposito i “giapponesi” sono molto validi.

Per finire: ho spezzato una lancia a favore di un lavoro che solo un orologiaio può eseguire, dall’altra parte spero che questi santoni degli orologi, non ci facciano un conto troppo salato! :-(

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H. Moser & Cie, la passione che viene dal passato

Esattamente tre anni fa nel 2005, il marchio H. Moser & Cie è riapparso nel piccolo sistema solare dell ‘orologeria internazionale, stimolato da un certo Jürgen Lange (ndr. A. Lange e Söhne) che è meglio di una garanzia timbrata… 

Heinrich Moser nacque a Schaffhausen nel 1805. Figlio e nipote di orologiai, imparò il mestiere da suo padre, Erhard Moser.

Nel 1824, lasciò Schaffhausen per frequentare la scuola a Le Locle dove perfezionò la sua conoscenza grazie agli insegnamenti dei più grandi orologiai del tempo. Due anni più tardi, cercò di tornare alla sua città natale e di aprire un’attività, ma il Consiglio comunale respinse la sua richiesta di avere il posto d’onore di orologiaio, carica importante ai tempi come quella del primo cittadino.

Il nome Heinrich Moser & Cie fu depositato nel 1828 e nel 1829, Moser fondò la sua attività di orologeria a Le Locle, la Maranello degli orologi nello Jura Svizzero, e si mise a fabbricare orologi da tasca.

Nel 1831, aprì una filiale a Mosca, e diventò il fornitore dello zar, della famiglia reale e dell’esercito russo. Moser - grande imprenditore - sviluppò le sue vendite di orologi anche in Giappone, Cina, Persia e Turkestan. (Nel 1845, per H. Moser in Russia, lavoravano circa cinquanta persone).

Dopo essere diventato un ricco orologiaio, Moser decise di tornare e stabilirsi definitivamente a Schaffhausen nel 1848 diventando finalmente una delle figure chiave della città e partecipando attivamente al suo sviluppo. Molte furono le opere civili che realizzò nella sua vita, ma fino alla sua morte il 23 Ottobre del 1874 rimase fedele alla sua prima professione.

L’attività del marchio rimase viva nei primi del ‘900 con la fondazione negli anni ‘20 a Mosca de: “Il centro di riparazione degli orologi“. Negli anni ‘70 la società era riconosciuta come una delle manifatture più capaci nel costruire orologi di precisione. Poi un momento di riflessione e la rinascita - in occasione del 200 anniversario del suo fondatore - nel 2005 ed eccola finalmente riapparire nell’alta orologeria.

Ma parliamo un pò del mondo H. Moser & Cie odierno. Naturalmente si tratta di manifattura: in tono scherzoso un’ azienda in grado di progettare e costruire un orologio, dall’idea alla ricevuta d’acquisto.

Il Calendario Flash, è per esempio l’unico a tenere conto della lunghezza variabile dei mesi dell’anno, con il suo movimento in grado di regolare sul fondello con un pulsante persino gli anni bisestili.

Il genio alla H. Moser & Cie continua a regola d’arte: quando un movimento meccanico di un orologio deve essere pulito per normale manutenzione, deve essere smontato completamente, lavato e riassemblato e oliato per rimediare alle tracce e all’usura del tempo. Alla Moser hanno trovato una soluzione nei canoni dell’antico ruotismo: per la prima volta in un orologio da polso l’intero scappamento è montato su una piastra a parte che si collega con il resto del movimento ancorandosi ad una semplice ruota. In questo modo l’intero meccanismo può essere sostituito semplicemente svitando due viti…

Le ruote di scappamento e l’ancoraggio dei nuovi H. Moser & Cie sono in oro. Questa volta non per estetica, ma perchè si garantisce una maggior precisione e usura e attriti sono ridotti contribuendo ad aumentare la vita stessa dell’orologio.

Ho inserito H. Moser & Cie tra i Siti preferiti, il primo giorno che questo blog sugli orologi da polso fu messo online ripromettendomi di scrivere un articolo che provasse ad esprimere la passione per gli orologi che vengono costruiti in un massimo di 100 esemplari l’anno: Una  VERA edizione limitata perpetua…

Perrelet: l’inventore dell’orologio “a rattrapante”

Molti appassionati sanno che Abraham-Louis Perrelet nato nel 1729 a Le Locle, tempio della orologeria nelle valli dello Jura, fu l’inventore “nientepocodimeno” che del primo orologio da tasca che si ricaricava da solo, con il movimento di una breve camminata e per un’autonomia di ben 8 giorni!

Perrelet il primo orologio automatico

Costui inventò l’orologio automatico, una non immediata intuizione di cui la maggior parte di persone non possono fare a meno quando considerano l’acquisto di un segnatempo meccanico.

I suoi discendenti non furono da meno: il nipote, Louis-Frédéric (1781-1854), legò il suo nome a numerose invenzioni orologiere e dopo l’apprendistato presso il nonno, continuò la sua formazione  alla «scuola Breguet» stabilendosi infine a Parigi, dove lavorò per la corte francese e poi per i reali di tutta Europa.

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Ripetizione minuti: ascolta il tuo orologio…

Tra tutte le complicazioni che un orologio da polso può avere, il tourbillon e la ripetizione minuti sono generalmente le più difficili da implementare.

Della prima abbiamo già parlato e parleremo ancora in seguito; in questo articolo spiegherò la successiva senza entrare in dettagli da progettisti.

Molti sanno che alla fine del 1600 la ripetizione minuti fu inventata per permettere di sapere l’ora anche nel buio della notte, quando esistevano solo candele e lampade ad olio.

Detto in due parole il suo funzionamento sembra semplice: vengono “suonate” ore, quarti e minuti tramite due martelletti che provvedono a battere su due strisce metalliche che emettono suoni di diverse frequenze.

Di solito il suono delle ore ha un tono più basso (dong) di quello (ding) dei minuti, anche se il primo è più lungo e comunque di diversa frequenza. I quarti invece sono suonati alternando prima la nota che rappresenta i minuti e dopo quella delle ore (ding-dong).

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Un orologio al polso che segna solo il giorno e la notte? 300.000$ ed è tuo!

Alcuni giorni fa è uscito un articolo sul blog del Wall Street Journal che parlava dell’ultimo orologio di Romain Jerome.

Che c’è di strano? Siamo ancora in pieno pathos di Baselworld - Basilea 2008: nel nostro settore è come “la vendemmia”. Le case presentano, gli appassionati sbavano dietro i cristalli che separano loro da queste meraviglie, la stampa scrive.

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de GRISOGONO Meccanico Dg: L’orologio? “Famolo strano”

E’ bello sapere che il “senso unico” non è solo da rispettare quando indicato dalla segnaletica mentre si è al volante, ma anche DA DOVER RISPETTARE nel campo orologiero.

Ecco dove voglio andare a parare: a Baselword - Basilea 2008, de GRISOGONO ha dimostrato che un orologio meccanico può “fare il verso” ad uno digitale da 3 euro… ma NON L’INCONTRARIO!

DEGRISOGONO Meccanico dG

La stilosa casa orologiaia svizzera ha realizzato per prima un orologio da polso digitale mosso da un movimento meccanico. Questo si chiama guardare avanti ed essere ricordati d’ora in poi come il primo ad aver saputo intraprendere questa strada.

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URWERK UR-202: ti leggo l’ora su un cuscino d’aria!

La tecnologia costruttiva dei nostri giorni permette di “complicarsi la vita” anche costuendo un orologio che stravolge con grande originalità il suo aspetto e funzionamento. Naturalmente - dal nostro punto di vista - sempre e solo con stile meccanico.

Si parla di Alta Orologeria di Ginevra URWERK: il suo nome deriva dalla città UR + WERK (fabbrica).

In questa città, sita in Mesopotamia, nel 6000 avanti Cristo i Sumeri assegnarono per primi il valore di 12 unità equivalenti alla misura del tempo.

Con l’intento di sbalordire i collezionisti degli orologi da polso che misurano il tempo con passione (NDR - non solo noi del blog…), è appena stato presentato nell’Aprile 2008 da URWERK il modello UR-202.

Urwerk 202 Nero

Al brevettato sistema satellitare di lettura dell’ora (chiamato così dai 3 elementi terminali che ruotando indicano l’ora), si aggiunge un altrettanto protetta invenzione di un nuovo sistema di carica regolata dall’aria compressa.

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Familiarizziamo con le sigle: cronografo certificato C.O.S.C.

Chissà quante volte, si è letto o sentito nominare questa sigla che è l’acronimo di: Contròle Officiel Suisse des Chronomètres.

E’ il più famoso degli enti svizzeri in grado di controllare, certificare e rilasciare un certificato sulla precisione degli orologi.

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